09.06.2007
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Roma No-Bush 9 giugno. 150.000 da Piazza Esedra - Semivuota piazza del Popolo

9giugno-riot
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Roma anti-Bush - Gli scontri a fine manifestazione

Lancio di oggetti contro la Polizia in via della Cuccagna e conseguente carica fino all'entrata di piazza Navona.

VIDEO

150.000 anti-war protesters gather in Rome, Saturday, June 9, 2007, the day of U.S. President George Bush and his wife Laura visit to Rome. Bush is in Rome as part of his trip through Europe that included the G8 summit in Germany.

 
Roma No-Bush 9 giugno.
150.000 da Piazza Esedra - Semivuota piazza del Popolo
 
 
 
 
 
 
Le foto sono state realizzate da:  www.edoneo.org  ( 09.06.2007) - Le prime 3 foto mostrano il corteo da piazza Esedra. La 4a rivela il flop di piazza del Popolo.
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Cronaca multimediale della manifestazione

Sabato 9 giugno 2007 15:39 Sabato 9 giugno 07 No war | No Bush day

Pagina in continuo aggiornamento clicca qui

Trasmissione speciale a cura di Radio Sherwood, Radio Kairos e Radio Shock! >> clicca qui

Invia le tue foto & minivideo della manifestazione a immagini@globalproject.info

La criminalizzazione preventiva della manifestazione, il tentativo di impedire ai manifestanti di raggiungere Roma, non sono bastati a fermare le più 150.000 persone, attivisti dei centri sociali, studenti, reti di movimento, sindacati di base, comitati, associazioni, che oggi pomeriggio si sono dati appuntamento a P.zza Esedra per la grande manifestazione contro la guerra di Bush e di Prodi.
Il movimento No war è in piazza, in continuità con le mobilitazioni di Rostock contro il circo del G8, per ribadire l’incompatibilità sia contro quelle guerre unilaterali bushiste che con quelle multilaterali e umanitarie di Prodi.
Il corteo si è mosso dalla piazza intorno alle 17.00 a causa dei ritardi dei treni dei manifestanti bloccati per ore alle stazioni questa mattina. In apertura uno spezzone comune del Comitato 9 Giugno, promotore della manifestazione, con lo striscione "No-war, no Bush. No alle politiche di guerra del governo Prodi".
In testa anche i vicentini del presidio permanente No Dal Molin con le pignatte che caratterizzano la protesta berica, una tra le delegazioni più numerose. Al loro passaggio, applausi e solidarietà. In corteo anche i No Tav della Val di Susa.
Nello spezzone "Push Bush Out" circa 6.000 persone.
Nel momento di entrare in P.zza Navona, questo spezzone ha proseguito verso C.so Vittorio.
La polizia è intervenuta per cercare di dividere il corteo con alcune cariche e il lancio di lacrimogeni. Lo spezzone è riuscito comunque a rimanere compatto ed ad entrare in P.zza Navona.
Quando ormai i manifestanti stavano defluendo dalla piazza ad un certo punto la polizia è avanzata ed ha caricato con lanci di lacrimogeni su vari angoli della piazza e manganelli.

Cronaca audio
[ audio ] ore 20.00 | [ audio ] ore 19.45 | [ audio ] ore 19.15 | [ audio ] ore 19.00 | [ audio ] ore 18.30 | [ audio ] ore 18.15 | [ audio ] ore 18.10 | [ audio ] ore 18.00 | [ audio ] ore 17.50 | [ audio ] ore 17.15 | [ audio ] ore 17.00 | [ audio ] ore 16.20 | [ audio ] ore 15.40

Foto GP

Foto mainstream |

>> Vai alla cronaca multimediale dalle stazioni dei treni

 
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Semivuota piazza del Popolo
 
Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto ha lasciato piazza del Popolo in cui di presenza c'è solo l'altissimo e assordante volume della musica: per ora, una manifestazione flop. Poca gente, molte bandiera di Rifondazione, Pdci, Verdi e quelle arcobaleno della pace. Si contano ad occhio non più di mille, millecinquecento persone.

Ma non era una manifestazione vera e propria quanto un happening - si difendono gli organizzatori - e poi aspettiamo che arrivino quelli che hanno partecipato al corteo da piazza della Repubblica a piazza Navona.

Sul palco lo striscione simbolo della manifestazione con lo slogan 'Con l'altra America' e l'immagine dello 'zio Tom' con il simbolo della pace sul cappello a cilindro con cui viene raffigurato. Le forze dell'ordine hanno fermato dei giovani con uno striscione pro-Talebani. I ragazzi hanno spiegato di far parte del movimento 'Zero', un movimento apolitico. Nello striscione c'era scritto: "Noi con i Talebani per l'autodeterminazione dei popoli".

Numerosi manifestanti sono giunti anche da Vicenza, chiedono al Governo di impedire l'allargamento della base militare Dal Molin e anche alcuni statunitensi che espongono lo striscione 'Not in our name' e 'Impeach Bush & Cheney'.

Diliberto: Bush ha ancora le mani lorde di sangue
Diliberto a piazza del Popolo ha spiegato il senso del sit-in come protesta per la politica del presidente americano. Ai cronisti che gli facevano notare che, tempo fa disse che Bush aveva "le mani lorde di sangue", il leader dei Comunisti italiani risponde: "Certo che continuo a pensare che Bush ha le mani lorde di sangue. Non se le è lavate mica nel frattempo".

"Non sono imbarazzato di essere qui, sarei imbarazzato a non esserci e sarei incoerente. Io ho manifestato contro Bush - ha ricordato il leader Pdci - quando c'era al governo Berlusconi, ora la nostra politica estera è cambiata ma io sono sempre qui contro Bush perché la politica americana non è cambiata".

Sul senso della manifestazione di piazza del Popolo, Diliberto non ha dubbi: "Io manifesto contro Bush, non contro il governo. Sono comunista, non stupido. Chi manifesta contro il governo non ha la mia approvazione". A chi, poi, gli fa notare che la piazza non è piena, il leader del Pdci ha replicato: "Fa caldo, è ancora presto, si riempirà".

Bonelli: ha dichiarato guerra al pianeta
"Siamo qui in piazza del Popolo perché Bush ha dichiarato guerra al pianeta. Ha la responsabilità morale di non aver firmato il Protocollo di Kyoto": così Angelo Bonelli, capogruppo alla Camera dei Verdi, spiega la sua partecipazione alla manifestazione 'pacifica' contro la visita di Bush a Roma.

Giordano: le piazze non sono contrapposte
Il sit-in di Piazza del Popolo "è una kermesse, una giornata di mobilitazione, non è in contrapposizione a nessuno. Le due piazze non sono in contrapposizione". Lo ha detto il segretario del Prc, Franco Giordano, arrivando al sit-in di Piazza del Popolo, riferendosi alla divisione della sinistra radicale tra questa piazza ed il corteo dei movimenti. "

Noi - ha spiegato Giordano - abbiamo sempre puntato ad un processo unitario. Penso che sia sbagliato equiparare il Governo Prodi al Governo Bush. Se si voleva criticare il Governo Prodi lo si poteva fare ogni giorno dell'anno, non oggi. Forse - ha proseguito - dovevamo stare unitariamente a contestare Bush però per evitare tensioni va bene tutto. Non drammatizziamo, lavoreremo per la ricomposizione della sinistra". Questa, ha sostenuto Giordano, "è una giornata di protesta contro la guerra preventiva e permanente di Bush, contro un Governo quello americano che per la vicenda del clima sta producendo una vera e propria aggressione capitilastica alla natura, valorizza solo ed esclusivamente il profitto. Ed è una manifestazione pacifica e non violenta - ha sottolineato ancora - e credo che sia il segno dell'intera giornata. Non ho nessun imbarazzo a stare qui perché se Bush viene contestato in America da un partito democratico americano, non vedo perché non possiamo contestarlo qui in Italia tutti quanti noi. Una cosa - ha concluso Giordano - sono i doveri istituzionali, altra cosa è una critica politica di fondo e Dio sa quanto è necessaria questa critica politica a chi sta producendo nel mondo tanti dolori e tanti lutti".

Cossiga contestato da giovani Prc
Piccola contestazione nei confronti di Francesco Cossiga. L'ex presidente della Repubblica, arrivato a piazza del Popolo dove si svolge il sit in della sinistra radicale, si è seduto ad un tavolino di un bar per mangiare un gelato e per qualche minuto un gruppo di giovani del Prc lo hanno contestato gridandogli 'Cossiga vattene a casa, vergogna'. La contestazione è durata solo qualche minuto, aldilà del cordone di sicurezza garantito dai poliziotti. 

"Voi siete coerenti, chi è buffone è il presidente del Consiglio che dovrebbe essere qui con voi, che approva una manifestazione giusta mentre contemporaneamente riceve Bush. Le buffonate di Prodi mi rivoltano lo stomaco", aveva detto l'ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, arrivando in un bar di piazza del Popolo.
 
 

Le vere tensioni per il 9 giugno

Comunicato Stampa

Tra le copiose dichiarazioni di oggi del prefetto Serra a proposito del corteo del 9 giugno non abbiamo incredibilmente trovato pressoché nulla a proposito della vera causa di possibili forti tensioni per quella giornata: la decisione di Trenitalia – ma in realtà del governo Prodi – di annullare gli accordi, validi da anni, sui prezzi scontati per gli spostamenti in occasione delle manifestazioni.

Serra ha pronunciato una sola frase al proposito: “Gli organizzatori non possono pretendere di far viaggiare tutti a dieci euro. Continuino le trattative con Trenitalia”.

In realtà proprio oggi pomeriggio i responsabili di Trenitalia ci hanno confermato che non c’è alcuna trattativa: l’unico sconto disponibile è quello del 20% valido per qualsiasi comitiva con almeno venti persone.

Con il governo Berlusconi e ancora fino alla grande manifestazione contro la precarietà del 4 novembre a Roma, i Cobas e il movimento hanno usufruito di sconti del 50% medi (esclusi gli Eurostar) per migliaia di manifestanti. Era un affare per Trenitalia che riempiva treni altrimenti semivuoti, come fanno le compagnie aeree low cost.

Se questi accordi oggi saltano, non è per motivi commerciali, ma perchè il governo Prodi vuole boicottare un corteo che è contro Bush ma anche contro la politica militarista del governo, per limitare il prevedibile flop della manifestazione anti-Bush ma filogovernativa di P.del Popolo.

Abbiamo smontato nei giorni scorsi gli elementi di tensione creati ad arte prima sul percorso del corteo poi su fantomatiche “calate” del “blocco nero” tedesco a Roma.

Ma oggi siamo noi a segnalare con grande preoccupazione la volontà governativa di elevare al massimo la tensione nelle stazioni ove Trenitalia, come ci ha dichiarato oggi, bloccherà i treni se ci saranno manifestanti che non avranno pagato il biglietto intero.

Se Serra vuole davvero pacificare il clima, inviti i prefetti a imporre a Trenitalia di far partire i treni: altrimenti lui, il Ministero degli Interni e soprattutto il governo saranno responsabili dell’enorme tensione che si accumulerà nelle stazioni e di conseguenza sull’intera giornata del 9 giugno. 

Piero Bernocchi 
Confederazione COBAS

http://www.cobas-scuola.it/varie07/Tensioni9Giugno.html



5 giugno, Repubblica Ceca
Praga accoglie Bush

La visita del Presidente Usa George W. Bush nella capitale boema è soltanto una tappa di avvicinamento al G8, in programma a Rostock tra il 6 e l'8 Giugno. Anche a Praga l'accoglienza ha due facce: c'è chi sventola la bandiera a stelle e striscie e chi - con ironia - protesta contro il riarmo "stellare" deciso dalla Casa Bianca, che prevede l'installazione di un potente radar proprio nel territorio della Repubblica Ceca.

www.rainrews24.it



 

 

da "il manifesto" del 01 Giugno 2007

G8 e Bush, settimana «calda» per i no global

Oggi la partenza dei centri sociali per Rostock. In formazione sparsa per evitare di essere bloccati alla frontiera. E si prepara la manifestazione del 9 a Roma. Dove oggi arrivano le «carovane della pace» per la controparata del 2 giugno
Orsola Casagrande

Sono tutti in partenza. Chi per Rostock in Germania, chi per Roma, la prossima settimana. I movimenti da nord a sud stanno concludendo riunioni e assemblee per definire gli ultimi dettagli sulle modalità di partecipazione. Alle manifestazioni anti G8 parteciperanno diverse centinaia di italiani. Alcune delegazioni sono già in Germania, perché i collettivi e movimenti tedeschi hanno organizzato una settimana di iniziative preliminari, tra seminari, incontri, dibattiti. Ma la carovana di tutti quelli che parteciperanno alla manifestazione di domani a Rostock e alle giornate dei blocchi partirà oggi. Decine di macchine, pulmini, furgoni. Non treni per non rischiare di venire bloccati alla frontiera e rispediti indietro. Una carovana per ribadire il diritto di muoversi liberamente. Oltre ai centri sociali, anche Rifondazione ha organizzato una presenza, ma solo per la manifestazione di domani a Rostock e non anche per i blocchi.
Di mobilità si sta parlando anche in vista della manifestazione di sabato 9 giugno contro Bush a Roma. L'ultimo incontro con le Ferrovie dello stato mercoledì è andato male. «Sostanzialmente - dice Luca Casarini dei centri sociali del nord est - le ferrovie hanno ribadito il loro atteggiamento di chiusura totale alle nostre richieste di prezzo politico dei biglietti. Ci hanno detto che un treno speciale per 600 persone costa trenta-quarantamila euro. Questo è quello che pagano i partiti, ci hanno detto». Ma i movimenti non ci stanno. «Abbiamo deciso - insiste Casarini - di andare a Roma in treno. Ci saranno punti di ritrovo a Trieste, Venezia, Padova, Milano, Bologna, Firenze, e dal sud Napoli e la Sicilia. Ci saranno molte iniziative anche per partire verso Roma».
La manifestazione «no war no Bush» si preannuncia molto partecipata. Sono oltre trecento le associazioni che dai territori hanno già aderito al corteo promosso dal comitato 9 giugno. «Sarà una manifestazione - ribadisce Casarini - contro Bush e contro le guerre. Quindi anche contro il governo Prodi che le guerre le sostiene». Ed è su questo punto, cioè sulla opportunità di contestare o meno il governo Prodi, che ci si è divisi. Così ci saranno due iniziative. Non contrapposte, ma evidentemente diverse.
Dal nord-est a Roma scenderà anche il popolo delle pentole. Il presidio no Dal Molin ha approvato in una affollata assemblea la partecipazione e l'adesione al corteo. «E' una partecipazione - si legge nell'appello diffuso dal presidio - che si inserisce nella contestazione alle politiche di guerra del presidente Bush ma anche contro la l'organica politica di intervento militare che il governo Prodi sta praticando, sia pure nella versione "multilaterale", cioè "concertata" con le altre potenze. Un'internità - scrivono ancora dal presidio - alla logica della guerra che spinge a mantenere le truppe in Afghanistan, che ha aumentato del 13% le spese militari nella Finanziaria, che vuole imporre a popolazioni unite nell'opposizione, nuove basi militari come a Vicenza, ma anche a Cameri, che partecipa alla costruzione di micidiali armi come l'aereo da guerra F35 o lo Scudo missilistico, e conserva le bombe atomiche disseminate nel nostro territorio, come a Ghedi e Aviano». Per il presidio poi «è questa subordinazione, politica e culturale, che ha abbandonato una delle esperienza più limpide del pacifismo italiano, quella di Emergency, tradita e sacrificata al governo Kharzai e ai suoi servizi segreti che detengono illecitamente Rahmatullah Hanefi». Al presidio permanente si uniscono i no Tav valsusini. Insieme contro le guerre in quel patto di mutuo soccorso stipulato lo scorso dicembre, a Venaus, nel primo anniversario della sua liberazione.
A Roma giungerà domani anche la carovana per la pace e contro il disarmo in occasione della festa della Repubblica. Il suo messaggio è chiaro, no alle guerre e a tutte le forme di militarizzazione del territorio. I camper partiti dal nord-est, dal nord-ovest e da sud si fermeranno a Roma fino al 9 giugno. Oltre ai colori della pace i camper erano addobbati con le bandiere no Dal Molin e no Tav.
Per tutti il 6 giugno alla Sapienza è stato organizzato un incontro pubblico. Ci sarà un collegamento in diretta con la Germania e le manifestazioni contro il G8.

http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/46603a2f92953.html


FESTA DELL’ALTRA REPUBBLICA

QUELLA CHE RIPUDIA LA GUERRA

E DETESTA LE PARATE MILITARI

Si  svolgerà a Roma il 2 giugno a ponte S. Angelo alle ore 10, con l’arrivo dei tre campers della CAROVANA  NAZIONALE  CONTRO LA GUERRA PER IL DISARMO E LA PACE  e l’accoglienza dei carovanieri, LA FESTA DELL’ALTRA REPUBBLICA, per protestare contro l’oscena parata militare sui Fori imperiali, vetrina del riarmo italiano e per illustrare la politica del disarmo e della pace a difesa dell’articolo 11 della Costituzione.

PROGRAMMA DELLA MATTINATA

L’ACCOGLIENZA della Carovana sarà fatta con la banda. Abbiamo con noi la Titubanda che ci travolgerà coi suoi ritmi scoppiettanti.

I RACCONTI  della Carovana con  l’illustrazione delle due leggi di iniziativa popolare, una per il disarmo atomico e l’altra contro le basi militari per la revisione degli accordi militari che impongono all’Italia servitù territoriali e alleanze di guerra. 

LA PETIZIONE POPOLARE per la revoca dell’accordo sullo scudo spaziale.

L’AZIONE DI TEATRO di Armando Profumi ed Emanuele Profumi su “Guerra e rinascita della Pace”.

AZIONI CREATIVE sul tema delle spese militari contro il taglio delle spese sociali.

COREOGRAFIE E PANCHETTI INFORMATIVI. In particolare il panchetto di Emergency che dopo l’infame sequestro di Rahmat è stata vilipesa, calpestata, cacciata, espropriata da un governo boia ( Kabul) con la complicità di un governo codardo ( Roma).

http://carovanadipace.wordpress.com/2007/05/29/festa-dellaltra-repubblica/


Carovane contro la guerra - Appuntamento a Roma - 2 giugno 2007

Partiranno da Novara, Trieste e Sigonella sabato 19 maggio e attraverseranno tutta l'Italia per approdare a Roma il 2 giugno. Un'iniziativa per riaffermare il valore della pace come stabilito dall'articolo 11 della Costituzione



Una Carovana contro la guerra, per la pace e il disarmo. Anzi, tre. Sono quelle che partiranno in contemporanea da Novara, Trieste e Sigonella sabato 19 maggio, e che per due settimane attraverserà tutto il Paese facendo tappa nei siti dove sono installate le basi militari USA e NATO, le armi atomiche, le servitù militari. Destinazione: Roma, il 2 giugno, in concomitanza con il giorno in cui, invece di festeggiare la Repubblica, ormai da anni si celebra l'apoteosi delle forze armate.

L'iniziativa, promossa dalla rete nazionale disarmiamoli!, mira a "sensibilizzare le comunità locali - riporta un comunicato stampa - affinché si possa riaffermare la sovranità popolare e i valori della pace come stabilito dall'articolo 11 della Costituzione Italiana, che ripudia la guerra".

Con quaranta tappe che copriranno l'intero territorio nazionale, dunque, il passaggio della Carovana consentirà di tenere decine di incontri, assemblee e sit-in, con l'obbiettivo di porre al centro dell'agenda politica "la crescente militarizzazione del nostro Paese" e le scelte messe in campo prima da Berlusconi, quindi da Prodi, sia pure si muove in una dimensione di multilateralismo "concertato" con le altre potenze. Una logica della guerra che spinge a mantenere le nostre truppe in Afghanistan e che ha portato ad un vistoso aumento delle spese militari cresciute del 13% nell'ultima Finanziaria.

I cortei colorati che da sabato prossimo invaderanno pacificamente tante città italiane forniranno quindi l'occasione per chiedere che le truppe italiane vengano immediatamente ritirate da tutti i teatri di guerra; che vengano bloccate la nuova base Usa di Vicenza e gli allargamenti delle altre basi militari come quella di Cameri; che vengano smantellate le armi nucleari stoccate nel nostro Paese, come a Ghedi e Aviano; che vengano ridotte le spese militari, scegliendo di non essere complici della costruzione di micidiali armi come il cacciabombardiere F-35 o lo Scudo missilistico e consentendo così nuovi "tesoretti" a disposizione delle assai più urgenti spese sociali.

Lungo il percorso, la Carovana raccoglierà le firme per la petizione popolare contro l'adesione dell'Italia allo Scudo missilistico USA e presenterà le due Leggi di Iniziativa Popolare contro i vincoli dei trattati militari e le basi, nonché per lo smantellamento delle armi atomiche.

Una azione di discussione e informazione come quella che tenterà la Carovana può rivelarsi una iniziativa di grande efficacia per consolidare l'autonomia e il radicamento sociale del movimento No War. Ma sarà anche una azione tesa a preparare la manifestazione nazionale del 9 giugno contro la visita di Bush e la politica militarista del governo Prodi: una data su cui disarmiamoli! non ha dubbi, essendosi schierata fin da subito tra i promotori. Il presidente Usa George W. Bush sarà infatti in Italia il 9 giugno, su invito del governo Prodi, per ribadire l'alleanza militare e politica dell'Italia con gli Stati Uniti. Ma ad accoglierlo ci saranno centinaia di pacifisti, che gli daranno il benvenuto in nome dei torturati di Guantanamo, dei bruciati vivi di Falluja, dei deportati e dei poveretti rinchiusi nei campi e nelle prigioni segrete di mezzo mondo. E in nome di un'altra Italia, che ripudia la guerra e si batte contro le basi militari, contro la devastazione ambientale, per i diritti sociali, contro i cpt. Che si batte contro la privatizzazione dell'acqua e la rapina dei beni comuni, contro le spese militari e il riarmo globale.

http://www.aprileonline.info/3122/tre-carovane-per-dire-no-alla-guerra

ECCO IL TRAGITTO DELLE TRE CAROVANE CONTRO LA GUERRA, PER IL DISARMO E LA PACE  -  IL TRACCIATO VERRA' AGGIORNATO DI GIORNO IN GIORNO CON LE INDICAZIONI DELLE VARIE REALTA' INTERESSATE AD OSPITARE UNA TAPPA.:info@disarmiamoli.org 

338/4014989

MAPPA CAROVANA 15.5.07.JPG

http://nuke.disarmiamoli.org/


 
da "il manifesto" del 15 Maggio 2007
l'intervento
No Bush No War Day, il 9 giugno contro la guerra


Il presidente degli Stati uniti, George W. Bush verrà in Italia il 9 giugno, su invito del governo Prodi per ribadire in questo modo la convinta alleanza militare e politica dell´Italia con gli Stati Uniti. Oggi il presidente Bush ha contro la maggioranza del popolo degli Stati Uniti ma mantiene l'appoggio delle lobbies militari, petrolifere e dell´industria delle armi. Bush è l´estremo interprete della volontà di egemonia mondiale delle classi dominanti statunitensi, volontà che porta da decenni gli Usa, indipendentemente dall´alternanza dei governi, ad intervenire militarmente ovunque, con truppe, colpi di stato, stragi e attentati.
Questa volontà di dominio, che fa della guerra una vera e propria strategia politica con la capacità di esportare conflitti dal Medio Oriente all´Africa e all´Asia, dall´America latina alla stessa Europa (Balcani), produce sudditanza politica e culturale.
In Italia la destra considera Bush il proprio punto di riferimento ma anche il governo Prodi, eletto grazie anche ai voti del movimento no-war «senza se e senza ma», è orgoglioso dell´alleanza con tale amministrazione e si prepara a ricevere in pompa magna il presidente degli Stati uniti a Roma.
Questa subordinazione caratterizza anche l´organica politica di intervento militare che il governo Prodi sta praticando, sia pure nella versione «multilaterale», cioè «concertata» con le altre potenze. Un´internità alla logica della guerra che spinge a mantenere le truppe in Afghanistan, che ha aumentato vistosamente le spese militari (+13% nella Finanziaria), che vuole imporre a popolazioni unite nell´opposizione, nuove basi militari come a Vicenza (ma anche a Cameri e in altri luoghi in via di ampliamento), che partecipa alla costruzione di micidiali armi come l´aereo da guerra F-35 o lo Scudo antimissilistico, e conserva le bombe atomiche disseminate nel nostro territorio, come a Ghedi e Aviano.
E´ questa subordinazione, politica e culturale, che ha abbandonato una delle esperienza più limpide del pacifismo italiano, quella di Emergency, tradita e sacrificata al governo Kharzai e ai suoi servizi segreti che detengono illecitamente Rahmatullah Hanefi.
Ma la guerra è guerra indipendentemente dalle bandiere usate per condurla e va ripudiata, come il militarismo governativo, che ha riconfermato o promosso le missioni belliche.
Per questo, come tanti e tante in tutto il pianeta e in mille forme, ci prepariamo ad accogliere Bush come si accoglie un vero e proprio guerrafondaio.
Lo facciamo per i torturati di Guantanamo, per i bruciati vivi di Falluja, per i deportati, per quelli rinchiusi nei campi di concentramento in mezzo mondo. Ma lo facciamo anche per dire che esiste un´altra Italia.
Un´Italia che vive già in un altro mondo possibile e concreto. E´ quella dei movimenti che si battono contro le basi militari, contro la devastazione ambientale, per i diritti sociali, contro i cpt. Che si batte contro la privatizzazione dell´acqua e la rapina dei beni comuni, contro le spese militari e il riarmo globale.
Il 9 giugno quindi è un giorno importante per la ripresa del cammino del movimento no war nel nostro paese.
Vogliamo il ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra, Afghanistan in primis, la chiusura delle basi militari Usa e Nato, la restituzione di quei luoghi alle popolazioni per usi civili, per giungere all´uscita dell´Italia dalle alleanze militari.
Esigiamo la rimozione dal territorio nazionale degli ordigni nucleari e delle armi di distruzione di massa.
Diciamo basta alle spese militari, rifiutando lo Scudo missilistico e i nuovi aerei da guerra, affinché le decine di miliardi di euro vengano usati per la scuola e la sanità pubblica, per i servizi sociali, per il miglioramento ambientale, per il lavoro e il sistema previdenziale pubblico.
Pretendiamo che il governo Prodi ottenga l´immediata liberazione di Hanefi e restituisca ad Emergency il suo ruolo meritorio in Afghanistan.
Proponiamo che la mobilitazione del movimento no-war - che ha già tre tappe importanti: la manifestazione contro la progettata base militare a Novara il 19 maggio oltre a quelle di Aviano e Sigonella; le Carovane contro la guerra, che arriveranno a Roma il 2 giugno per protestare contro la parata militare sui Fori Imperiali; la mobilitazione europea contro il G8 di Rostock-Heiligendamm - culmini il 9 giugno una grande mobilitazione popolare a Roma che faccia sentire a Bush e Prodi l´avversione nei confronti delle guerre e delle corse agli armamenti, che DICHIARI IL PRESIDENTE USA OSPITE NON GRADITO e faccia sentire a Prodi il ripudio della guerra e del militarismo. Così come recita l´articolo 11 della Costituzione.
Ci uniamo alla popolazione di Vicenza per ribadire a Bush la più chiara determinazione e la più netta opposizione possibile a non consentire la costruzione della base Dal Molin.
Inoltre lanciamo fin da subito la campagna perché sia garantita la possibilità a tutti coloro che vorranno manifestare di raggiungere Roma in treno. Invitiamo tutti a Roma, il 18 maggio alle ore 16,30 presso la facoltà di Lettere dell'Università di Roma per discutere di questo appello e preparare insieme una mobilitazione e un grande corteo popolare per il 9 giugno.

Associazioni, reti
Action-diritti in movimento, Attac-Italia, Associazione Sinistra Critica, Bastaguerra-Roma, Circolo Arci Agorà-Pisa, Rete Semprecontrolaguerra, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Confederazione Cobas, Confederazione Unitaria di Base, Coordinamento Collettivi universitari La Sapienza, Collettivi universitari Roma 3, Collettivo studentesco T. Muntzer-To, Comunità resistente delle Marche, Disarmiamoli, Donne in Nero-Tuscia, Forum Palestina, Global Meeting Network (cso pedro - padova, cso rivolta - marghera, cso morion - venezia, capannone sociale - vicenza, s.o.a. arcadia - schio, cantieri di montecioRock - vicenza, ubik lab- treviso, cso bruno - trento, rete studenti - trento, cso crocevia alessandria, csoa gabrio - torino, cso terra di nessuno - genova, cso cantiere - milano, casa loca - milano, cs tpo - bologna, lab.occ. paz - rimini, cs fuoricontrollo - monselice, s.p.a.m. - parma, lab. aq16 - reggio emilia, rete degli spazi sociali - venezia giulia, esc atelier occupato - roma, astra19 - roma, lab. insurgencia - napoli, lab. diana - salerno, Movimento antagonista toscano, Ass. difesa lavoratori, tutte le sedi di YaBasta ) I Corvi, Laboratorio di resistenza alla guerra, Laboratorio studentesco di Salerno, Mondo senza guerre, Officina comunista, Partito comunista dei lavoratori, Partito Umanista, Rivista Erre, Rete dei Comunisti, UniRiot (Roma, Napoli, Bologna, Torino)

Firme individuali:
Cinzia Bottene, Olol Jackson (Presidio permanente No Dal Molin), Sandro Bianchi, Giorgio Cremaschi, Mauro Bulgarelli, Franco Turigliatto, Fernando Rossi (senatori), Vauro, Tommaso Di Francesco, Manlio Dinucci, Luigia Pasi, Margherita Recaldini (Sdl Intercategoriale), Piero Maestri (Guerre&Pace), Norma Bertullacelli (Centro ligure documentazione pace), Nella Ginatempo, Melo Franchina, Doretta Cocchi (Bastaguerra Firenze)
Adesione: 9giugnonobush@libero.it

http://www.ilmanifesto.it/g8/dopogenova/4649e1ff615bb.html

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Rifondazione si mobilita insieme a chi in questi anni
ha detto no alla guerra, per un altro mondo possibile
Bush arriva a Roma,
in piazza per la pace

Fabio Amato
Il 9 giugno il popolo della pace sarà in piazza per manifestare contro il presidente degli Usa George W. Bush, in visita a Roma. Rifondazione aderisce e parteciperà a questa mobilitazione lanciata dall'Arci, dalla Fiom, insieme ai tanti e alle tante che con noi in questi anni hanno condiviso la lotta per la pace e per un altro mondo possibile. Saremo insieme a loro, alle altre forze della sinistra, in una piazza che vogliamo sia di popolo e colorata, per fermare tutte le guerre di cui si è resa protagonista quest'amministrazione. Saremo lì, in una giornata di parole e musica, per "cantargliele e suonargliele", come recita l'appello, perché il mondo tutto ne ha abbastanza dei suoi disastri. Una piazza di tutti coloro che si oppongono a Bush e che vuol testimoniare la sempre più urgente necessità di un radicale cambiamento nella politica globale. Un cambiamento che è talmente urgente e necessario che impone di isolare la strategia bellicista di quest'amministrazione e la necessità di un'alternativa di pace. Un cambiamento che chiede anche al nostro paese scelte coraggiose e nette, come è stato per l'Iraq. Che chiede all'Italia di saper dire di no alla folle corsa al riarmo globale, a partire dalla base di Vicenza fino allo scudo missilistico. Una piazza che vuole unire i tanti no a Bush.
Dopo anni di guerra globale permanente, in Iraq, Afghanistan, Palestina, il presidente degli Stati Uniti torna in Italia agli sgoccioli del proprio mandato, dopo aver subito un pesante scacco da parte dello stesso Congresso Usa sul rifinanziamento della guerra in Iraq e dopo esser stato oggetto di una crescente mobilitazione del movimento pacifista americano che, oggi come ieri, torna a gran voce a chiedere il ritiro delle truppe dallo scenario mediorientale e la fine della guerra. Saremo in piazza per dire che siamo a fianco di quest'altra america, che continua a mobilitarsi e che non si piega alle ragioni del comandante in capo. L'altra america del nord, del movimento della pace, e di quella del sud, che con la sua primavera vuole emanciparsi dal dominio del potente vicino di casa e da decenni di neoliberismo.
Bush e i falchi neoconservatori hanno risposto a quest'america con l'arroganza che ha distinto il loro mandato. Con l'ostinata declamazione di slogan di guerra, con l'impudenza di chi ha mentito al suo popolo e al mondo intero per giustificare una guerra disastrosa e finalizzata esclusivamente al dominio imperiale. La guerra al terrore di Bush ha solamente generato altro terrore. Essa è stata alimentata, come ci ricorda Noam Chomsky, dal ricorso alla paura come sentimento per mobilitare una nazione choccata dall'undici settembre. Bush torna in Italia da presidente dimezzato, ma non per questo meno pericoloso. Ha mano a mano perso i suoi più ferventi alleati della vecchia europa, coloro che con lui avevano sostenuto la sciagurata ipotesi della guerra preventiva. Aznar, Blair e naturalmente Berlusconi.
Ma torna in Europa con il progetto di scudo missilistico, che divide e riapre ferite da guerra fredda, in un'Europa ancora timida e impacciata, ancora subalterna e incapace di esprimere un'alternativa reale. Torna in Italia dopo aver boicottato l'applicazione del protocollo sul clima e aver osteggiato ogni tentativo di raddrizzare il tiro delle politiche di sviluppo del suo Paese e del G8, preoccupandosi solo di difendere gli interessi di quelle lobbies di cui egli stesso è parte. Torna nel giorno in cui in tutto il mondo verranno ricordati i 40 anni di occupazione della Palestina, con il carico di responsabilità di aver contributo all'affossamento del processo di pace, con il sostegno incondizionato all'unilateralismo di Israele. Torna in Italia dopo aver utilizzato la politica di guerra per criminalizzare e perseguitare ogni forma di dissenso, di critica alla sua politica imperiale; dopo aver varato, con il pretesto di garantire la sicurezza, leggi liberticide che hanno profondamente inciso i diritti fondamentali e le libertà dei cittadini americani ed europei. Torna dopo aver proclamato la sua personale crociata a difesa dei presunti valori di un immaginario "mondo atlantico occidentale": ma che ci ha consegnato la vergogna di veder tornare la tortura e di Guantanamo. Torna dopo aver gettato nella miseria milioni di africani, frustrando, con una politica economica improntata al più bieco saccheggio neoliberista, le loro speranze di un futuro libero e migliore. Dopo aver umiliato e delegittimato l'Onu, impedendo lo sviluppo e la formazione di un consesso democratico in cui affrontare i grandi temi del governo mondiale.
Dopo anni e anni di governo degli Stati Uniti d'America e del mondo il presidente Bush torna in Italia. Torna e troverà in piazza ad accoglierlo, l'Italia che ripudia la guerra.
Responsabile Esteri Prc


17/05/2007

http://www.liberazione.it/


 9 giugno No Bush No War Day e gli altri appuntamenti

 
 
9 giugno No Bush No War Day
13 maggio 2007
"9 giugno No Bush No War Day Contro la guerra globale permanente di Bush
Contro l'interventismo militare del governo Prodi", eco il titolo dell'appello che riproduciamo intergralmente. Per adesioni si può scrivere a: 9giugnonobush@libero.it

"Il presidente Usa, George Bush verrà in Italia il 9 giugno, su invito del governo Prodi per ribadire in questo modo la convinta alleanza militare e politica dell'Italia con gli Stati Uniti. Oggi il presidente Bush ha contro la maggioranza del popolo degli Stati Uniti ma mantiene l'appoggio delle lobbies militari, petrolifere e dell'industria delle armi. Bush è l'estremo interprete della volontà di egemonia mondiale delle classi dominanti statunitensi, volontà che porta da decenni gli USA, indipendentemente dall'alternanza dei governi, ad intervenire militarmente ovunque, con truppe, colpi di stato, stragi e attentati. Questa volontà di dominio, che fa della guerra una vera e propria strategia politica con la capacità di esportare conflitti dall'Africa all'Asia, dall'America latina alla stessa Europa, produce sudditanza politica e culturale. In Italia la destra considera Bush il proprio punto di riferimento ma anche il governo Prodi, eletto grazie ai voti del movimento no-war "senza se e senza ma", è orgoglioso dell'alleanza con tale amministrazione e si prepara a ricevere in pompa magna il presidente Usa a Roma.
Questa subordinazione caratterizza anche l'organica politica di intervento militare che il governo Prodi sta praticando, sia pure nella versione 'multilaterale',cioè 'concertata' con le altre potenze. Un'internità alla logica della guerra che spinge a mantenere le truppe in Afghanistan, che ha aumentato vistosamente le spese militari (+13% nella Finanziaria), che vuole imporre a popolazioni unite nell'opposizione, nuove basi militari come a Vicenza (ma anche a Cameri e in altri luoghi in via di ampliamento), che partecipa alla costruzione di micidiali armi come l'aereo da guerra F35 o lo Scudo missilistico, e conserva le bombe atomiche disseminate nel nostro territorio, come a Ghedi e Aviano.
E' questa subordinazione, politica e culturale, che ha abbandonato una delle esperienza più limpide del pacifismo italiano, quella di Emergency, tradita e sacrificata al governo Kharzai e ai suoi servizi segreti che detengono illecitamente Rahmatullah Hanefi. Ma la guerra è guerra indipendentemente dalle bandiere usate per condurla e va ripudiata, come il militarismo governativo, che ha riconfermato o promosso le missioni belliche.
Per questo, come tanti e tante in tutto il pianeta e in mille forme, ci prepariamo ad accogliere Bush come si accoglie un vero e proprio guerrafondaio.
Lo facciamo per i torturati di Guantanamo, per i bruciati vivi di Falluja, per i deportati, per quelli rinchiusi nei campi di concentramento in mezzo mondo. Ma lo facciamo anche per dire che esiste un'altra Italia.
Un'Italia che vive già in un altro mondo possibile e concreto. E' quella dei movimenti che si battono contro le basi militari, contro la devastazione ambientale, per i diritti sociali, contro i cpt. Che si batte contro la privatizzazione dell'acqua e la rapina dei beni comuni, contro le spese militari e il riarmo globale.
Il 9 giugno quindi è un giorno importante per la ripresa del cammino del movimento no war nel nostro paese.
Vogliamo il ritiro delle truppe italiane da tutti i fronti di guerra, Afghanistan in primis, la chiusura delle basi militari USA e NATO, la restituzione di quei luoghi alle popolazioni per usi civili, per giungere all'uscita dell'Italia dalle alleanze militari.
Esigiamo la rimozione dal territorio nazionale degli ordigni nucleari e delle armi di distruzione di massa.
Diciamo basta alle spese militari, rifiutando lo Scudo missilistico e i nuovi aerei da guerra, affinché le decine di miliardi di euro vengano usati per la scuola e la sanità pubblica, per i servizi sociali, per il miglioramento ambientale.
Pretendiamo che il governo Prodi ottenga l'immediata liberazione di Hanefi e restituisca ad Emergency il suo ruolo meritorio in Afghanistan.
Proponiamo che la mobilitazione del movimento no-war - che ha già tre tappe importanti:

1- la manifestazione contro la progettata base militare per i nuovi cacciabombardieri a Cameri (Novara) il 19 maggio oltre alle iniziative previste ad Aviano e Sigonella;

2- le Carovane contro la guerra, che arriveranno a Roma il 2 giugno per protestare contro la parata militare sui Fori Imperiali;

3- la mobilitazione europea contro il G8 di Rostock-Heiligendamm -

culmini il 9 giugno in una grande mobilitazione popolare a Roma che faccia sentire a Bush e Prodi l'avversione nei confronti delle guerre e delle corse agli armamenti, che DICHIARI IL PRESIDENTE USA OSPITE NON GRADITO e faccia sentire a Prodi il ripudio della guerra e del militarismo. Così come recita l'articolo 11 della Costituzione.
Ci uniamo alla popolazione di Vicenza per ribadire a Bush la più chiara determinazione e la più netta opposizione possibile alla costruzione della base Dal Molin.
Inoltre lanciamo fin da subito la campagna perché sia garantita la possibilità a tutti coloro che vorranno manifestare di raggiungere Roma in treno. Invitiamo tutti a Roma, il 18 maggio alle ore 17 presso l'Università di Roma Fac. di Lettere-La Sapienza per discutere di questo appello e preparare insieme la più grande mobilitazione possibile per una giornata NO BUSH-NO WAR"-

Associazioni, reti

Action-diritti in movimento, Associazione Sinistra Critica, Bastaguerra-Roma, Circolo Arci Agorà-Pisa, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella, Confederazione Cobas, Confederazione Unitaria di Base, Coordinamento Collettivi universitari La Sapienza, Collettivi universitari, Roma 3, Collettivo studentesco T. Muntzer-To, Disarmiamoli, Donne in Nero-Tuscia, Forum Palestina, Global Meeting Network (cso pedro - padova, cso rivolta - marghera, cso morion - venezia, capannone sociale - vicenza, s.o.a. arcadia - schio, cantieri di montecioRock - vicenza, ubik lab - treviso, cso bruno - trento, rete studenti - trento, cso crocevia, alessandria, csoa gabrio - torino, cso terra di nessuno - genova, cso cantiere - milano, casa loca - milano, cs tpo - bologna, lab.occ. paz - rimini, cs fuoricontrollo - monselice, s.p.a.m. - parma, lab. aq16 - reggio emilia, rete degli spazi sociali - venezia giulia, esc atelier occupato - roma, astra19 - roma, lab. insurgencia - napoli, lab. diana - salerno, Movimento antagonista toscano, Ass. difesa lavoratori, tutte le sedi di YaBasta ) I Corvi, Laboratorio di resistenza alla guerra, Laboratorio studentesco di Salerno, Mondo senza guerre, Officina comunista, Partito comunista dei lavoratori, Partito Umanista, Rivista Erre, Rete dei Comunisti, UniRiot (Roma, Napoli, Bologna, Torino)

Firme individuali:

Cinzia Bottene, Olol Jackson (Presidio permanente No Dal Molin), Sandro Bianchi, Giorgio Cremaschi, Mimmo Rizzuti (Rete28Aprile), Mauro Bulgarelli, Franco Turigliatto, Fernando Rossi (senatori), Vauro, Tommaso Di Francesco, Luigia Pasi, Margherita Recaldini (Sdl Intercategoriale), Piero Maestri, (Guerre&Pace), Norma Bertullacelli (Centro ligure documentazione pace), Nella Ginatempo, Melo Franchina, Doretta Cocchi (Bastaguerra Firenze)

www.rdbcub.it



 

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