VII FSM
Nairobi - KENIA 2007
Interviste, news, diari dei lettori, link

 
DIARIO DI VIAGGIO
2007: di ritorno dal World Social Forum di Nairobi
Quelli che seguono sono "appunti" trasmessi via e-mail agli amici durante il viaggio.
Daniele Dal Bon
9 febbraio 2007
Cartello del ForumSono partito venerdi 19 gennaio al mattino presto da Caselle. Ho fatto il viaggio accompagnato da Mirella Menin, una volontaria che da oltre vent'anni viaggia per il mondo a portare aiuti, adozioni a distanza ai missionari che sono il loco: in Kenia ha oltre 400 bambini.
Dopo otto ore e cinque minuti di volo arrivo a Nairobi alle 20,50 ore locali, 18,50 in Italia con due ore di differenza. Quando c'è l'ora legale sono tre.
Erano ad aspettarmi Padre Renato Kizito, kizito@maf.or.ke. :un missionario Padre Renato Kizito Sesana, combonianocomboniano impegnato con la gente in progetti concreti, di formazione e di informazione.
C'era anche Elena Rastello, sistaele@hotmail.com Figlia di Maria Ausiliatrice, ci siamo lasciati quasi subito con la promessa di ritrovarci nei prossimi giorni.
manifestazione forum
Nairobi, città a circa 1800 metri, come i nostri appennini però sull'equatore, il sole spunta al mattino verso le 6 e tramonta verso le 19. Ha una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, dicono le Nazioni Unite, ma che con le bidonvilles attorno li supera; quando sono venuto nel 1991 non arrivava al milione, è la storia delle metropoli che la gente con il miraggio della città per la ricerca di un lavoro e di cibo... lascia la campagna.
A gennaio dovrebbe fare più caldo ma per via dei cambiamenti climatici il tempo è cambiato anche qui come in tutto il mondo.
Al mattino e sera si stà bene con una maglia, a volte con il giubbotto per poi stare in maniche corte durante la giornata quando il sole è alto.
Padre Kizito ci ha affittato, dai parenti di amici della sua comunità, una casa per questi giorni vicino allo stadio, a Kasarani, dove si è svolto il Forum. Eravamo con Daudi, la nostra guardia del corpo, un animatore "braccio destro" di Kizito che vive a "Kivuli" la sua comunità. Daudi anche lui era un ragazzo di strada cui i genitori sono morti tutti e due per Aids ed è stato guardato dalla nonna che l'ha mandato al Kivuli dove è diventato un uomo, impegnato e motivato della vita.
Sabato 20 gennaio sveglia alle 7, dopo un'ottima colazione, eravamo tre italiani, una giornalista di Radio Reporter e un militante dell'associazione "l'altro pallone" affiliata all'Uisp che si adopera nelle periferie del sud e del nord del mondo per uno sport equo, solidale e popolare, www.altrimondiali.it - altropallone@altropallone.it. Insieme ai nostri accompagnatori abbiamo fatto il giro del quartiere,, circa 50 chilometri dal centro di Nairobi, un quartiere nuovo dove mancano supermercati, ospedali pubblici e privati, scuole. La sanità sia pubblica che privata costa. Chi è povero, non ha un lavoro ed è malato con una malattia grave come un tumore è prossimo alla morte .
Poi verso le 10 in auto siamo andati a Kibera, la più grande baraccopoli di Nairobi.
E' una città caotica, il traffico, dal 1988 anno in cui sono andato la prima volta, con più case e grattacieli, è peggiorato, ed siamo al sabato e la domenica che è il week-end, ma con il Forum non è diminuito, anzi;.
Siccome è stata una colonia inglese ha la guida a sinistra e quindi si ha l'impressione che le auto viaggino sempre contromano e in più chi guida lo fa spericolatamente. Manifestazione del Forum a Nairobi
Verso mezzogiorno manifestazione per la pace da Kibera, fino a Uhuru Park, il parco nel centro di Nairobi, numerosa, pacifica con nessun problema di ordine pubblico, dice Kizito: "fino a qualche giorno fa non pensavamo che ci fosse tanta partecipazione...nelle tv e nei giornali locali non si ha avuto molta risonanza... è stata più in Italia". Al termine si è inaugurato il 7' World Social Forum, si sono alternati con i relatori alcuni gruppi etnici.musicali. Bambino
. Dopo sono andato alla Shalom House la casa aperta da Kizito: ".... alcune camere di pernottamento con un ristorante con pasti italiani e uno con pasti locali, un internet service, un negozio d'artigianato, libri che con il ricavato dalla vendita si finanziano i numerosi progetti. Aule dove si svolgono corsi di formazione e informazione. E' una casa che rende; tutto il personale che ci lavora proviene dalla strada, ha vissuto nella comunità del Kivuli e poi ha trovato in questo ambiente un progetto di vita...l'obbiettivo e che in un futuro, tra dieci o vent'anni possiamo mantenere tutte le nostre attività con questa casa senza finanziamenti dall'esterno..."
In questi giorni è uscito il primo giornale di strada sostenuto da Kizito, fa parte del coordinamento dei giornali di strada, con sede in Svezia; è un bel giornale patinato, a colori dove il 50% viene trattenuto dal venditore. E' stato venduto per la prima volta durante il Forum nello stadio del Kasarani MOI International Sport Centre .

La sera di sabato 20 ci hanno preparato un piatto di papaia e banana, spaghetti e spezzatini, verdura bollita vino e succo di frutta. Il pernottare in questo quartiere è stato un modo per condividere i giorni di permanenza con la gente residente, in cui ci chiedevano come mai noi facciamo un viaggio di una settimana a Nairobi per il Forum, e non come i turisti che vanno a Mombasa e ai parchi degli animali...
Il 21 gennaio è iniziata la partecipazione ad oltre mille seminari allo stadio Kasarani sul debito estero, pace e riconciliazione, media e guerra, l'acqua, periferie urbane per citarne qualcuno. In mattinata la Messa al Festival dei bambini di strada a Korogocho, sede della comunità di padre Daniele Moschetti, una delle più povere baraccopoli.
Tra italiani e stranieri circa un migliaio.Manifestazione del Forum
Tra i vari missionari presiedeva l'Eucarestia Padre Alessandro Zanotelli alex.zanotelli@libero.it con i caratteristici canti africani e strumenti musicali.Padre Zanotelli
Dopo fatto un giro con Daudi per Korogocho, molta miseria e "pare" che dopo quindici anni, all'apparenza"la situazione sia migliorata per la costruzione di case, supermercati soprattutto dove ha abitato per dieci anni padre Alex, ora sostituito da Padre Daniele Moschetti, con una piccola biblioteca locale e un centro polifunzionale di varie attività con la gente. La disoccupazione è sempre alta e pochissimi hanno un reddito fisso. Le case nelle favellas vengono affittate dal "proprietario" di turno.

Nel pomeriggio si è inaugurata la nuova casa per i bambini di strada costruita dalla comunità di padre Kizito. E' come una grande famiglia a gestione famigliare;
Una breve presentazione degli educatori, uno spettacolo preparato dai ragazzi: momenti di vita della loro vita di strada; e poi un gemellaggio tra l'Amami amani@amaniforafrica.org e il Capdever, un centro Aro di Promozione e Difesa della Vita: capdever@uol.com.br ferdicapri@uol.com.br con Padre Ferdinando Caprini in Brasile a Salvador de Bahia: si sono scambiati le magliette delle due associazioni e i rispettivi libri.
Dice Padre Ezechiele: "....il futuro è nel sud del mondo quindi bisogna aprire delle speranze tra questi gruppi locali in paesi differenti...stimolare i movimenti popolari che stanno nascendo..."

Lunedì 22 gennaio dopo aver impiegato due ore a capire e a fare il biglietto d'ingresso, tra l'altro l'organizzazione tecnica è stata molto lenta, i vari appalti alle ditte sono stati dati a dicembre, comunque nonostante tutto è andata bene con nessun incidente. La sede del "Global Forum" nello stadio di Nairobi, una struttura imponente dove oltre agli spazi hanno allestito dei grossi gazebo per i gruppi per le conferenze ed i seminari; inoltre moltissimi banchetti dove hanno trovato posto le numerose associazioni africane. Una partecipazione numerosa è stata della Caritas con un gruppo numeroso dall'Europa. Il prezzo d'ingresso valevole per tutti i giorni è stato di 100 dollari, 80 euro.
Per gli africani 5 dollari ma poi dopo una protesta popolare sono entrati gratis.
Per i giornalisti il "pass" cui potevano entrare nell'Ufficio stampa/computer, come il sottoscritto che tra l'altro con vari computer non funzionanti e una connessione internet lenta.

Alla sera incontro su "Facciamo pace in Africa: problemi, idee e progetti" con l'On. Mario Raffaelli, inviato Speciale dell'Italia per la Somalia e il viceministro della Cooperazione Italiana con padre Renato Kizito Sesana all' Hotel Mada.

Martedì 21 seminario "Terra e Case" di Korogocho, un incontro con padre Daniele Moschetti di presentazione di Korogocho e delle attività organizzate dalla comunità. Fino a qualche anno fa era impossibile entrare in favella e uscirne indenne mentre ora si è creato un rapporto di amicizia e condivisione; io stesso nel 1988 non avevo potuto fare fotografie, ora invece si.
Bisogna creare dei modelli, delle alternative, delle proposte che culminano in posti di lavoro; che non abbiano come modello di vita il calcio o altre chimere consumistiche, ma tutto quanto sia positivo per un aggregazione e una condivisione comune.

Mercoledì l'ho dedicato girando per gli stand, questo enorme stadio dedicato a Moi, ex presidente, del Kenia, che la gente lo pensava perenne, dopo tanti anni con le elezioni recenti non è stato rieletto presidente. Il forum è stato un modo di far parlare tutta l'Africa, stimolare i vari movimenti popolari. Non sono molti i movimenti come in America Latina però ci sono dei fermenti, stanno nascendo, si tratta di stimolarli. In Africa non c'è una storia come in Europa e in America con i suoi sindacati, i partiti, le associazioni, Ong. Devono farsi un loro percorso che non è detto che sia lo stesso del nostro. Noi dobbiamo mettersi in ascolto stimolandoli nelle loro iniziative creando dei cittadini per un mondo possibile perché: dice Alez Zanotelli: "...un futuro diverso per tutti sarà necessario altrimenti non ci sarà." Ho visto un mondo tutto colorato, partecipanti di vari paesi, dall'Asia all'America, dall'Europa all'Africa con i loro caratteristici vestiti locali; alternandosi tra seminari, conferenze e manifestazioni suonando i propri strumenti, è stata una bella festa in cui ci sentiva tutti amici di uno stesso futuro più giusto. Noi in Italia siamo abituati a queste feste, per fare una comparazione è come quando partecipiamo ad eventi in piazza, a Torino come "Identità e Differenza" alcuni anni fa o in una qualsiasi manifestazione di volontariato moltiplicato per dieci, con la differenza che in Africa sono i primi eventi che ci si unisce.

Dopo un "caratteristico pranzo locale all'interno del Forum in uno dei tanti ristorantini siamo andati a Kivuli nella comunità di Kizito, in sahili "ombra", fare ombra ai numerosi bambini. In un quartiere poverissimo in tante baracche che di notte quando si accendono le luci sembra un grande presepio dove ogni casa può essere un negozio per vendere quello che ha a disposizione; è una lotta per la sopravvivenza che al mattino non si sa se si arriva alla sera.
Kizito ha due strutture a Kivuli, da più di dieci anni. In una i ragazzi trovano un appoggio appena vengono accolti, facendosi una doccia, prendendo un pasto e poi i più piccoli vengono tutti i giorni da casa a fare delle attività; mentre i più gravi vengono ospitati nell'altra struttura in cui vivono insieme agli educatori in una casa-famiglia.
Poi agli stessi ragazzi gli viene data la possibilità di un lavoro all'interno, è nata una falegnameria in cui vengono realizzati oltre a mobili anche dei caratteristici oggetti. Manifestazione
Giovedì 25 gennaio, partenza alle 9,30 del mattino della Maratona da Korogocho a Uhuru Park "Un altro mondo è possibile anche per chi vive nelle baraccopoli" per 15 chilometri attraverso i vari "slum" di Nairobi: fino all'Uhuru Park e manifestazione conclusiva del Forum Sociale Mondiale. Tra l'altro la corsa è stata organizzata da Uisp e Libera, per rafforzare il messaggio di pace e speranza, contro la miseria e le sofferenze, che si è levata dal Social Forum. Una corsa per coinvolgere tutti e far sentire la loro voce, in collaborazione con Padre Daniele Moschetti a Korogocho "la discarica del mondo".
L'organizzazione sul percorso è stata seguita da i molti volontari della "St. John Sports Society Korogocho", la società sportiva creata da Padre Daniele per aggregare i ragazzi di strada, dare loro dignità e speranza attraverso l'atletica, il calcio, la boxe, il basket, il gioco. La corsa è stata ripresa da una troupe inviata da Raisport.
Un gruppo di donne africane ha creato artigianalmente la maglietta che è stata donata ai partecipanti, il cui disegno affianca un grattacielo e una capanna, insieme ad una frase tipica in swaili, la lingua locale: "Pamoja Tunaweza!!", ovvero "Insieme ce la faremo", hanno partecipato alcuni campioni africani. La partenza è stata data da Patrizia Sentinelli, viceministro del Ministero degli Esteri Italiano e sono stati presenti numerose rappresentanze delle istituzioni italiane e straniere; e naturalmente tantissime rappresentanze dei movimenti popolari, sindacali e associazioni che in Africa stanno nascendo. E' una speranza, una molla che è scattata, un esempio al mondo, Insieme ce la faremo per un altro mondo possibile con uguale dignità e a noi non ci resta che mettersi in ascolto e in dialogo con tutta l'Africa.
Il giorno dopo del convegno mi sono incontrato con don Gianni Rolandi, un salesiano che con don Luca Maschio gli avevo fatto le foto durante l' ordinazione sacerdotale al Colle don Bosco; dopo aver girato nel centro di Nairobi siamo andati ad incontrare suor Elena Rastello (FMA) dove insegna alla Pastorale Giovanile dell'Università Cattolica.
Un ottimo lavoro per la formazione degli studenti, insieme alla sua comunità crea dei piccoli semi di speranza, con le ragazze ha frequentato anche lei il Forum tutti i giorni, prima e dopo le conferenze si trovavano per relazionarsi.M anifestazione forum
Dopo un boccone alla casa salesiana ispettoriale del Kenia siamo andati a Makujo a 70 chilometri da Nairobi dove ho ritrovato il mio amico don Felice Molino. E' quindici anni che non ci vedevamo più. Il centro si è ingrandito moltissimo, tra bambini, allievi, educatori, insegnanti, operatori sono quasi mille persone: un asilo gestito dalle suore, le scuole professionali come muratura, falegnameria, tipografia, computer, taglio e cucito e piantagioni agricole che con la dovuta irrigazione potranno essere coltivati tutti i prodotti a ciclo continuo; anche in questo caso le scuole e le attività sono anche delle piccole imprese artigianali che possano sostenere chi non è autosufficiente. Al sabato, prima della partenza, ho trascorso alcune ore dalle Suore di don Gasparino di Cuneo: Maria Teresa e Anna nella baraccopoli di Mathare mdfnairobi@wananchi.com. Si sono costruiti una bella. accogliente e ospitale casetta quasi al confine della "bidonville", un piccolo orto, tre camerette, una cucina, un porticato per i giochi dei bambini, una scuola di taglio e cucito, un punto di accoglienza e ritrovo per la gente del quartiere. Vicino c'è un Consultorio medico dell'organismo internazionale "Medici Senza frontiere". La gente è abbastanza contenta dell'iniziativa per la serietà degli infermieri e dei paramedici locali.
Manifestazione
Parto salutando Maria Teresa con i tanti bambini della favellas, Padre Kizito, Daudi e gli amici dello Shalom Peace, del Kivuli lasciando i numerosi bambini che appena ti vedono ti vengono a salutare e vorrebbero venire con te.
Sono venuto in Kenia, per il "Social Forum" e vedere gli amici che ho condiviso un pezzo di vita vissuta; ormai al settimo anno l'entusiasmo del Social Forum è diminuto, forse un po' intellettuale, i partecipanti africani sono della classe medio-alta, pochissimi della gente delle favellas ha partecipato. Comunque è significativo e importante il avere fatto delle conferenze su un mondo alternativo più giusto e contemporaneamente "visitare" i progetti che sono per la gente. Bambino
Una messa in favellas, un torneo di calcio, una scuola professionale, una marcia della pace sono tutte iniziative per coinvolgere la gente e preparare dei nuovi "leader" per il Paese.
Lascio con simpatia questi bambini che come altri in Sudamerica, in Asia, hanno bisogno di molto affetto e sono contenti quando qualcuno si occupa di loro, sono felici quando li fotografo e ancora di più quando gli faccio vedere la foto digitale immediata, il rapporto umano, la solidarietà, la partecipazione , sono valori che "forse" hanno da insegnarci a noi perché come diceva un mio amico salesiano "...in Africa si muore per la sopravvivenza fisica, in Italia per la sopravvivenza mentale...."
Dobbiamo imparare da loro...vivere dell'essenziale...alla giornata....che il tempo non sia denaro e competizione...."forse" dobbiamo essere più poveri... e con la crisi economica che viviamo anche noi "forse" potrebbe essere un "segno" a ripensare al nostro stile di vita...per lasciare ai posteri un mondo migliore di come l'abbiamo trovato,il mio babbo,la mia mamma e la mia sorella hanno vissuto in questo modo...

Parto sabato notte 27 gennaio abbastanza stanco ma contento di avere incontrato gli amici che mi hanno accolto come se ci fossimo lasciati ieri.
Qualcuno mi chiede: quanto hai pagato il viaggio? E io rispondo quanto costa l'amicizia? Ecco l'amicizia, il credere in ideali comuni, far le cose che piacciono, con amore, insieme, anche se a distanza, senza tornaconto aiuta a vivere meglio. Ecco grazie per la vostra amicizia e dell'aiuto di ogni giorno, magari lontani ma sempre amici e a volte "fratelli".

Naturalmente il diario è corredato di molta documentazione fotografica e di un dvd che dà un'idea della manifestazione e della città di Nairobi, il tutto è disponibile a chi ne fa richiesta.

Ogni mattina, in Africa, una gazzella si sveglia.
Sa che dovrà correre più in fretta del leone, o verrà uccisa.
Ogni mattina, in Africa, un leone si sveglia.
Sa che dovrà correre più della gazzella, o morirà di fame.
Quando il sole sorge, non importa se tu sei un leone o una gazzella:
sarà meglio che cominci a correre.

http://italy.peacelink.org/sociale/articles/art_20306.html

 


 

Intervista a Immanuel Wallerstein - W.S.F. Nairobi 2007

Intervista a Flavio Lotti - W.S.F. Nairobi 2007 Intervista a Immanuel Wallerstein - W.S.F. Nairobi 2007
Immanuel Wallerstein, già presidente dell'International Sociological Association, è direttore del Fernand Braudel Center per lo studio delle economie, dei sistemi storici e delle civiltà e professore emerito di sociologia alla Binghamton University (New York).

Intervista realizzata presso il 7° Forum Sociale Mondiale svoltosia a Nairobi dal 20 al 25 gennaio 2007 a Nairobi (Kenya).

Visita il sito: wsf2007.org

English (79 downloads)

data: 00/01/2007 - fonte: ARCOIRIS TV - lunghezza: 14;37 min.

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WORLD SOCIAL FORUM/Nairobi 2007/Interviste/

 


 
Social forum
Da Nairobi un nuovo impegno
Emilio Molinari
Marco Job

Per valutare il risultato complessivo del Forum sociale di Nairobi ci vorrà un po' di tempo e di ponderatezza nella riflessione. Di certo possiamo affermare che non è stato un forum di occidentali che sono andati a ragionare in Africa, bensì l'Africa è finalmente entrata nei Forum. La seconda affermazione è che il tema dell'acqua si è imposto come elemento forte in tutta la sua concretezza e drammaticità, ma anche nella sua proposta politica, nella sua vertenzialità non più confinata a un asse tematico, ma pronta per essere assunta dall'intero forum.
Ciò è emerso ancor prima dell'inizio del Forum alla riunione della delegazione italiana, dove l'intero movimento italiano dell'acqua ha posto con forza proprio questa questione per assumerla come battaglia unitaria di tutto il forum e come elemento per superare le difficoltà presenti. Il seminario sull'acqua organizzato dal Comitato italiano per il Contratto mondiale dell'acqua è diventato il luogo di confronto tra tutte le reti, ricostruendo in questo modo quello spirito unitario di Caracas rappresentato dal confronto orizzontale tra movimenti, che in questo caso ha inglobato la nuova rete africana dell'acqua nata in questi giorni e che rappresenta più di 40 paesi.
Ma non solo questo: il seminario è stato anche il luogo di incontro e di confronto tra una pluralità di attori. Basti pensare che attorno alla proposta avanzata nella relazione iniziale, che ha definito un percorso e una strategia, oltre agli esponenti di tutte le più significative reti mondiali dell'acqua, hanno discusso parlamentari, amministratori locali e la rete del Nuovo municipio, sindacalisti internazionali, Ong, esponenti del Forum sociale mondiale, con la presenza anche di imprese pubbliche e per la prima volta di un esponente di un Governo europeo, la viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli. Il suo non è stato un intervento formale, bensì è entrata nel merito del dibattito e ha assunto l'impegno di portare il governo italiano a riconoscere l'acqua come diritto umano nell'ambito delle Nazioni Unite, nonché a delegittimare il Consiglio mondiale dell'acqua, organismo privato che organizza i Forum mondiali dell'acqua.
Il risultato importante del seminario è stato la definizione di un percorso globale composto da diverse tappe, la più ravvicinata delle quali è l'Assemblea dei cittadini e degli eletti per l'acqua che si terrà a Bruxelles dal 18 al 20 marzo. Questo sarà il luogo dove i molteplici attori dell'acqua che hanno iniziato ad incontrarsi a Nairobi definiranno gli impegni da mettere in atto per assicurare l'accesso all'acqua a tutti gli abitanti del pianeta e la sua gestione pubblica. Inoltre, in vista del prossimo Forum mondiale dell'acqua di Istanbul 2009, si assumerà una strategia per la ridefinizione di un organismo rappresentativo che governi il destino dell'acqua su tutto il pianeta.
In mezzo ci saranno le mobilitazioni del 2008 in vista del 60° anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani dove, nella giornata del 10 dicembre, alcuni governi dichiareranno l'acqua diritto umano mentre il Forum sociale mondiale dedicherà all'acqua un evento specifico in Brasile.
L'acqua ha conquistato il Forum mondiale e ha tracciato anche un modello di relazioni tra le reti e tra queste e la politica. Per chi come noi si batte da molti anni per il diritto all'acqua, possiamo pensare, forse con eccesso di ottimismo e presunzione, che con lo sforzo di tutti siamo vicini a ottenere significativi risultati per il futuro del pianeta e dell'umanità. Torniamo da Nairobi con questa convinzione e chiediamo a tutti, soprattutto a coloro che hanno partecipato, un particolare impegno per la campagna di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare in Italia e per fare dell'appuntamento di Bruxelles una tappa fondamentale verso quel «mondo possibile».
Emilio Molinari, Marco Job Comitato italiano per il Contratto mondiale dell'acqua

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/28-Gennaio-2007/art39.html
 

 
Nairobi World Social Foum, in march against the EPAs - January 24, 2007 
 
 
Photo
Participants from the World Social Forum hold placards and demonstrate outside the European Union head office in Kenya's capital Nairobi January 24, 2007. Hundreds of World Social Foum (WSF) participants marched and protested against the European Union on Wednesday over proposed reciprocal economic partnership agreements (EPAs), saying these would aggravate in the developing world. Antony Njuguna
 
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EU aid masks big bully tactics in developing world
By Florent Sebban
When rich nations impose an agenda tailor-made for their own interests on poorer ones, there is only one word that aptly describes their tactics: bullying.

One of the topics addressed at this year's World Social Forum in Nairobi (20-25 January) will be how the European Commission resorts to bullying in its relations with developing countries.

In public relations exercises, the EU institutions like to portray themselves as best friends of the poor. On a superficial level, this looks like an accurate depiction. At €46 billion per year - €6 billion of which is channeled through the Commission – the EU is the world's biggest donor of official development assistance (ODA). Thanks to decisions taken in 2005, the Union is scheduled to provide 66% of all ODA by 2010, with the Commission handling twice as much aid as the World Bank.

But if you delve beneath the spin, the reality is that the Commission can be the kind of friend who twists the arms and pulls the ears of developing countries until they accept exactly what the Brussels bureaucracy wants. This is despite how Louis Michel and Benita Ferrero Waldner, the commissioners for development and external relations, repeatedly refer to recipients of EU aid as their "partners" and insist that they have "ownership" of EU-financed projects.

Earlier this month, the European Parliament began examining a series of country strategy papers drawn up by the Commission for spending aid in its "partners" over the 2007-13 period.

In theory, these were drafted following extensive consultations with governments, parliaments and non-governmental organisations (NGOs) in recipient countries.

What about health and education?
However, there are several examples to illustrate how the Commission ignored the views of those consulted. Perhaps worst of all, it has been known to overrule calls for health and education to be prioritised in the expenditure of EU aid, even though these are of fundamental importance for attaining the UN's Millennium Development Goals of dramatically reducing extreme poverty by 2015.

In November, Jamaica's then Ambassador to the EU Evadne Coye gave a detailed account of the consultation which occurred when the strategy paper for her country was being prepared.

Coye said that one issue that was raised by the Jamaican participants in all consultations was that education had to be a top priority, with the emphasis placed particularly on primary schooling, the training of the teachers and addressing children with special needs.

Yet Coye said that the Commission then told her government that education must only be a component in one of two central themes for the strategy paper. As a result, education would be subsumed as part of a general area called 'governance'; the second focal area would be known as competitiveness, and would be geared towards supporting Jamaica adapt to the Economic Partnership Agreements which the Commission is negotiating with countries in the African, Caribbean and Pacific (ACP) bloc.

While the Commission is correct to demand that there should be good governance and a crackdown on corruption in developing countries, it is taking a narrow view of what 'governance' entails. Surely, meeting the basic health and literacy needs of a population is a prerequisite for good governance and should be central to the EU's development aid activities.

Promoting Western firms' interests
In Nairobi, Eurostep, a network of European NGOs, will be presenting a series of case studies on EU aid to Africa. These illustrate how the Commission has promoted the narrow interests of Western firms, rather than those of Africa's poorest citizens. A strategy paper for Burundi, for example, overlooks a national pledge of guaranteeing free primary schooling to all children. Meanwhile, in Cameroon, the Commission has decided to make a totally inappropriate use of development assistance by diverting part of it to promoting trade.

Peter Mandelson, the trade commissioner, unveiled an "external competitiveness" strategy for Europe in October. "European companies must be enabled to gain access to, and to operate securely, in world markets," he said. "That is our agenda."

During recent contacts with the Pacific region, high-ranking Commission officials made it clear that the region's governments will only receive additional aid if they sign Economic Partnership Agreements (EPAs) with the Union.

These accords would severely limit the ability of ACP countries to choose the development model they deem necessary for their own people and economies. Last month, a grouping of anti-poverty activists known as the Africa Trade Network said that the conduct of the EPA talks so far reinforced concerns that their aim is to deregulate developing countries in favour of European investors and that the Commission has rejected all studies on the potential effects of the accords "whose outcomes it does not like".

Before they next trumpet their commitment to ending poverty, the European Commission and EU governments should examine the criticisms directed towards them in Nairobi. If they analyses these seriously, they might just realise that friends to the poor should not behave as bullies.

Florent Sebban, a policy adviser with Eurostep, a network of organisations specialising in EU-financed development cooperation, is currently participating in the World Social Forum.
 
 
Photo
A participant at the World Social Foum holds a flag and demonstrate outside the European Union head office in Kenya's capital Nairobi January 24, 2007. Hundreds of World Social Foum (WSF) participants marched and protested against the European Union on Wednesday over proposed reciprocal economic partnership agreements (EPAs), saying these would aggravate in the developing world. Antony Njuguna
 
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Social Forum di Nairobi, in marcia contro gli Epa

Beatrice Montini


 nairobi, social forum mondiale

«Lo straniero è come un fratello che non hai mai incontrato» recita un proverbio africano del Sudan. «Chi non ti conosce non ti può essere fratello» si dice in Mali. Il primo World Social Forum d’Africa, che si chiude giovedì a Nairobi, pur tra contraddizioni, problemi di sicurezza e altre mille difficoltà, un primo risultato lo ha raggiunto: far incontrare migliaia di “fratelli”, stranieri e no, che non si conoscevano. Fuor di metafora: da un lato aver “smosso” la stessa società civile africana e le reti di movimenti che qui lottano per i diritti, dall’altro aver portato dentro all’Africa, ai suoi slum, alle sue baraccopoli movimenti, organizzazioni, ong, rappresentanti istituzionali, singoli attivisti del Nord del mondo. Insomma aver portato nel cuore di uno dei continenti più poveri del pianeta proprio quell’Europa che, se “dal basso” solidarizza, dall’altro strangola l’Africa imponendo accordi commerciali disastrosi.

Epa, così l'Europa si prepara a conquistare l'Africa

Non a caso i temi “caldi” di questo settimo Social Forum mondiale chiamano in causa direttamente noi: quello dell’acqua e quello degli Epa, gli accordi di partenariato economico (ossia di libero scambio) tra Europa e Africa che, dal 31 dicembre 2007, prevedono l’annullamento dei dazi doganali. Se si calcola che in molti paesi africani il 20-25% del pil è costituito proprio da queste entrate si capisce perché mercoledì almeno 2mila contadini africani che stanno partecipando al Forum hanno manifestato per le vie di Nairobi al motto «fermiamo la povertà, fermiamo gli Epa». Secondo i calcoli dell’Onu, infatti, gli accordi costeranno al solo Kenya, in un anno, 300 milioni di dollari. La richiesta delle organizzazioni contadine è quindi di una moratoria di 20 anni prima di varare gli accordi che mettono a rischio soprattutto i piccoli produttori e agricoltori africani. Tre sigle dei contadini del continente (Roppa, Propac, Eaff), a cui fanno riferimento circa 160 milioni di agricoltori, hanno denunciato gli effetti devastanti sulla loro economia se venissero aperti i mercati nazionali a quasi tutti i prodotti europei. «Sarebbe la nostra distruzione, noi non possiamo competere con l'agricoltura europea, non abbiamo finanziamenti né strutture». «L'assenza di protezionismo alle frontiere - ha affermato Awa Diallo, produttrice di latte del Senegal e rappresentante delle donne contadine - è un pericolo per l'economia familiare. Ci costringono ad aprire le nostre frontiere a produzioni sovvenzionate, è una concorrenza sleale. Se non saremo ascoltati il nostro futuro sarà la fame e la malnutrizione».

Acqua, il diritto alla vita negato

Altro grande tema a Nairobi è quello dell’acqua. Non a caso, su 1, 2 miliardi di persone che ufficialmente non hanno accesso all'acqua potabile, più di 400 milioni sono africani. Tra i principali risultati raggiunti nel corso dei seminari del Forum, organizzati dal Comitato Italiano per il Contratto mondiale dell'acqua, c'è la costituzione di una rete di movimenti africani contro la privatizzazione e la mercificazione di quello che è un diritto base e che «non può essere affidato all'interesse delle multinazionali». La rete parteciperà attivamente all’Assemblea Mondiale degli Eletti e dei Cittadini per l’Acqua di Bruxelles, che si svolgerà dal 18 al 20 marzo. A partire proprio da questo appuntamento è stato delineato un percorso che porterà al Forum mondiale dell’acqua del 2009. Obiettivo finale: assicurare, entro 20 anni al massimo, l’accesso all’acqua potabile ed ai servizi igienico sanitari per tutti gli abitanti del pianeta.

L'Italia e l'Africa: impegni e debiti

In tutto questo il ruolo dell’Italia, che ha una forte presenza a questo forum, (500 delegati) qual’ è? «Gli Enti Locali e le Regioni nei prossimi anni diventeranno sempre più importante per qualificare e rendere efficace la cooperazione allo sviluppo e contestualmente per spingere le istituzioni nazionali e sopranazionali ad assumere come priorità e con coerenza la rimozione delle cause delle disuguaglianze fra il nord e il sud del mondo» spiega il presidente dell'Assemblea legislativa dell'Emilia Romagna, Monica Donini, che sta partecipando a Nairobi al Forum delle autorità locali.

Di fatto alla provincia di Venezia c'è una voce di bilancio per la cooperazione. Ogni anno spiega l'assessore alla pace Rita Zanutel destina a questo capitolo 106 mila euro. Fra i suoi progetti, uno nei Territori palestinesi (un laboratorio di anatomia patologica a Betlemme), nel Benin (microcredito alle donne), in Sudan per sostenere l'ospedale di Emergency. Con la Nigeria sta definendo un protocollo d'intesa per la produzione di materiali. Stefano Fusi, sindaco di un piccolo comune toscano, sottolinea il ruolo delle comunità in genere, comprese le parrocchie. «L`Africa osserva è molto interessata alla cooperazione delle autonomie locali, è un elemento aggiuntivo al suo sviluppo». La provincia di Roma, che ha fornito negli ultimi tre anni oltre un milione di euro, ha in corso progetti in Africa ed America Latina per realizzare acquedotti o interventi educativi. È in dirittura d'arrivo riferisce la vicepresidente Pina Rozzo un protocollo d'intesa, insieme alla provincia di Lecce, su un progetto per lo smaltimento dei rifiuti a Nairobi.

Infine il viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli, presente in questi giorni a Nairobi proprio per il forum, ha siglato con il Ministro delle Finanze del Kenya il Protocollo che rende esecutivo l'accordo di riconversione del debito keniano, per un valore pari a circa 45 milioni di euro, sottoscritto lo scorso 27 ottobre. Le risorse, secondo quanto previsto dal Protocollo, verranno destinate al finanziamento di iniziative sociali nel quadro dei programmi di lotta alla povertà rurale e urbana.

Quello che ancora manca però è che l'Italia mantenga l'impegno preso e colmi il debito contratto con il Fondo globale per la lotta contro l'Aids, la tubercolosi e la malaria: il debito che l'Italia ha con il Fondo globale è di 150 milioni di euro, 20 per il 2005 e i restanti 130 per il 2006. E presto mancherà all'appello anche la quota del 2007.

25.01.07

 
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A Kenya policeman stands guard during a demonstration by participants from the World Social Forum outside the European Union head office in Kenya's capital Nairobi January 24, 2007. Hundreds of World Social Foum (WSF) participants marched and protested against the European Union on Wednesday over proposed reciprocal economic partnership agreements (EPAs), saying these would aggravate in the developing world. Antony Njuguna

              A group of protesters in Nairobi hold placards bearing the picture of US president George Bush during a 2006 rally to fight climate change. Environmentalists fired a broadside into President George W. Bush's State of the Union address, saying he had once more failed to grasp an opportunity for tackling climate change.
              Photo:Simon Maina/AFP
A group of protesters in Nairobi hold placards bearing the picture of US president George Bush during a 2006 rally to fight climate change. Environmentalists fired a broadside into President George W. Bush's State of the Union address, saying he had once more failed to grasp an opportunity for tackling climate change. Photo: Simon Maina

              Anti-globalisation activists demonstrate in Nairobi. Some 2,000 anti-globalisation activists were marching in Kenya's capital Nairobi to protest against a plan to liberalise trade between developing nations and the European Union.  
              Photo:Tony Karumba/AFP
Anti-globalisation activists demonstrate in Nairobi. Some 2,000 anti-globalisation activists were marching in Kenya's capital Nairobi to protest against a plan to liberalise trade between developing nations and the European Union. Photo:Tony Karumba
 

 
Nairobi Social Forum 2007

Foto di Simone Bruno

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


 

FOTO DAL FORUM - NAIROBI 2007

di Sara Minelli

 

www.carta.org

 


23 Gennaio 2007
NEWS
Nairobi - 23 gennaio 2007
World Social Forum. Caritas: il 90% delle vittime e' civile

Nairobi - 20 gennaio 2007
Africa. Nairobi per cinque giorni capitale dell'altro mondo possibile

Davos - 28 gennaio 2005
Davos. Italia al 69simo posto nella classifica della sostenibilita' ambientale

VIDEO

Immagini e interviste da Nairobi [22 gennaio 2007]
di Marco Silenzi

Le critiche alla politica europea
di Elisa Marincola

Tra baraccopoli e miseria, l'opera di Zanotelli
A cura di Marco Silenzi e Elisa Marincola

Prima giornata a Nairobi
A cura di Elisa Marincola

Dentro la notizia

Approfondimento di Rainews24 a cura di Marco Silenzi
Immagini e interviste da Nairobi

SU INTERNET
E' possibile seguire parte dei lavori del WSF2007 direttamente su Internet all'indirizzo WWW.WORLDSOCIALFORUM.TV
WWW.NAIROBI2007.IT

DIARIO DAL FORUM

Nairobi | 22 gennaio 2007 | ore 21:46

I temi del Forum

Quarantaseimila partecipanti accreditati nei primi due giorni di lavori e' un risultato di tutto rispetto per il forum sociale mondiale delle grandi sfide. In un paese in cui il 40 % della popolazione vive con meno di due dollari al giorno ( e molti meno con meno di un dollaro), non e' certo con la gente del posto che si riempiono le sale di un evento dove si richiedono 500 scellini keniani (circa sei euro) per l'iscrizione (per tutti gli altri il prezzo e' di 80 euro). Si parla di poverta' ed esclusione, di sviluppo e diritto all'acqua e alla casa, ma si lasciano fuori gli abitanti della cintura di bidonville che corre intorno al centro di Nairobi. Abitanti che oggi si sono presentati pero' a protestare, chiedendo di poter partecipare. A nome del comitato organizzatore, si difende Moema Miranda, del Consiglio internazionale del Forum: il governo keniano ci ha dato solo la sede e la polizia per l'ordine pubblico. Se apriamo i cancelli, precipitiamo nel caos l'intero Forum. E in effetti, nonostante questo limite, i furti sono continui, ma la tentazione e' grande per la poverta' che ci circonda.

Venendo ai lavori del forum, oggi si e' proceduto piu' spediti, i meccanismi si sono sciolti e la comunicazione e' migliorata. Nella marea di eventi, si riesce a scegliere meglio e le sale e I grandi tendoni si sono riempiti di un pubblico attento ma anche partecipe, che vuole raccontare le proprie esperienze di sofferenza ma anche le iniziative nuove, alternative e funzionanti.

Uno dei temi caldi e' il diritto alla salute. Di qui e' partita una campagna di pressione sui governi africani con due supporter di eccezione: i premi Nobel per la pace Desmond Tutu, arcivescovo sudafricano, e Wangari Maathai, che a Nairobi e' di casa. In un continente che vede morire ogni anno seicentomila persone di malaria e altre malattie curabili, cifra che sale a 4 milioni per i bambni sotto i 5 anni, puo' sembrare rivoluzionario chiedere di portare la spesa sanitaria nazionale al 15 % del budget statale. Una decisione non facile per i paesi africani, che devono anche rispondere alle condizioni delle istituzioni finanziarie internazionali che richiedono riforme strutturali consistenti per lo piu' in tagli radicali al bilancio pubblico. Forse i testimonial indiscussi di questa campagna riusciranno almeno ad attirare l'attenzione sulla questione.

A parlare di Guerra e di pace è arrivato al forum un altro premio Nobel per la pace: l'iraniana Shirin Ebadi, che ha denunciato il crescente rischio di una escalation nucleare nell'area mediorientale, con contraccolpi anche per il continente africano, come dimostra la nuova crisi del Corno d'Africa.

E di Somalia e' venuta a parlare al Forum la viceministra agli esteri italiana, Patrizia Sentinelli, che ha partecipato all'incontro con Mario Raffaelli, incaricato speciale per la Somalia del governo italiano, e a Padre Kizito Sesana. Ma al di la' delle considerazioni politiche, dalla discussione e' uscita la consapevolezza che solo con un grande e continuo, paziente lavoro della societa' civile si potra' ricostruire un tessuto di convivenza.

L'imbrunire arriva presto a Nairobi, anche se e' estate. Siamo vicini all'equatore e le giornate durano poco. La gente sciama verso i cancelli di uscita, tra vecchi bus che sbuffano zaffate di gas tossici, auto che nel buio assoluto t passano a pochi centimetri rischiando di travolgerti, mentre esci carico di telecamera, zainetto con computer, cavi, cartellina-kit, e il peso delle tante cose che hai ascoltato e di quelle che vorresti aver potuto sentire e non l'hai fatto.

Elisa Marincola

Gli altri post -->


Aids, debito, alimentazione, commercio e donne

Il Social Forum Mondiale 2007 si apre sabato 20 gennaio a Nairobi, in Kenya, e terminerà il 25.Temi portanti del meeting saranno la lotta all´Aids (in Africa ogni giorno muoiono almeno 6mila persone e vivono circa 90 milioni di sieropositivi), il peso del debito, la sovranità alimentare, gli accordi di commercio imposti dall´Europa e dai paesi più ricchi, i diritti delle donne. Dall´Italia è arrivato un quarto dei fondi complessivi che hanno permesso la realizzazione di questo Forum africano 100mila dollari raccolti dagli Enti Locali italiani (che sono stati spesi per l´organizzazione delle traduzioni e per facilitare la partecipazione degli africani al meeting) e 300mila dollari versati dal governo Prodi. Così, se nel giro di due anni la delegazione nostrana era passata dal secondo posto al dodicesimo posto come presenza numerica ai Forum mondiali (ampiamente superata da molti altri paesi europei come la Francia) quest´anno i delegati italiani dovrebbero di nuovo trovarsi in vetta alla classifica dei più presenti. Solo nella delegazione ufficiale degli Enti Locali si contano 215 persone, ma si pensa che gli italiani "fai da te" che arriveranno nei prossimi giorni a Nairobi saranno almeno il doppio. Senza parlare della massiccia presenza di rappresentanti delle istituzioni locali (sindaci, assessori di province e regioni) ma anche del governo e del parlamento: dal viceministro Patrizia Sentinelli, ai senatori dell´Ulivo Silvana Pisa, Giovanni Bellini e Francesco Ferrante. E così via.

da L'Unità online


Verso un network globale per i diritti dei migranti

"Realizzare il Forum in Africa ha rappresentato una sfida, per le difficoltà di tutti i generi che il comitato organizzatore africano ha dovuto affrontare. Difficoltà economiche, tecniche, di trasporto. Grande rilievo politico assume perciò la decisione del governo italiano, attraverso la viceministra Sentinelli, di finanziarlo almeno in parte, riconoscendo l'importanza di un evento che può rafforzare la crescita e l'unità della società civile africana, la sua capacità di resistenza, proposta, produzione di alternative". E' il commento dell'Arci a due giorni dall'apertura del World social forum; saranno presenti il presidente nazionale Paolo Beni e una numerosa delegazione. "Di particolare rilievo - sottolinea l'Arci - sarà la nascita nei giorni del Forum di una vera rete globale per i diritti dei migranti, un obiettivo raggiunto anche grazie al forte impegno della nostra associazione. Organizzazioni dei paesi di provenienza e dei paesi di accoglienza si uniranno in un network mondiale che sarà in grado di intervenire immediatamente di fronte alle emergenze. Una sorta di "pronto intervento", per aiutare tante persone nelle diverse aree del mondo a far valere il loro diritto a un futuro". A Nairobi anche "Fair", rete di esperti e professionisti provenienti dal mondo del commercio equo e solidale, della finanza etica, della cooperazione internazionale, dell'università, che hanno maturato negli anni competenze in progetti importanti per lo sviluppo umano, sociale ed economico, per dare il proprio contributo "alla costruzione di esperienze alternative, di filiere pulite". Al centro del dibattito la tutela dei beni comuni, diritti umani, alternative economiche. "Essere in Africa per noi significa rimettere al centro gli obiettivi e le esigenze dei movimenti contadini africani, che parlano di sovranità alimentare e di giustizia sociale. - dice Alberto Zoratti delegato di Fair al Forum Sociale di Nairobi - Dopo Bamako in Mali e il lavoro che abbiamo sviluppato in questi anni sul cotone e sulla Wto è necessario riprendere in mano la questione della liberalizzazione dei mercati africani, che con gli Accordi di Partenariato Economico che si stanno negoziando tra UE e paesi ACP ex colonie rischia di mettere in crisi intere economie e la vita di milioni di persone". Fair promuove un workshop insieme a AIAB - Associazione Italiana Agricoltura Biologica, Centro Internazionale Crocevia, Legambiente, Tradewatch il 22 gennaio dal titolo "Mercati locali, sviluppo e globalizzazione alternativa" a cui prenderanno parte oltre a Zoratti, Andrea Ferrante (Aiab - Associazione Italiana Agricoltura Biologica), Maurizio Gubbiotti (Legambiente).

da Redattoresociale

 

http://www.rainews24.it/ran24/speciali/socialforum2007/default.htm

 

22 gennaio 2007

Le anime di Nairobi

Cristina Formica

"Are you here for social forum? Karibu!" Il benvenuto datoci qualche giorno prima dell'inizio del Forum dai giovani venditori del Triangle Curios Market, il mercato "etnico" di Nairobi, è il saluto migliore che riceviamo. In un primo momento, questa edizione africana del social forum mondiale [Wsf] sembra separata dalla cittá, confinata nei posti simbolo della modernitá: le attivitá preparatorie del forum si sono svolte al Keniatta Conference Centre, l'edificio piú esclusivo di Nairobi, intitolato al primo presidente keniano dopo l'indipendenza dalla Gran Bretagna Jomo Keniatta.

Gli incontri sono invece tutti nel Moi stadium, costruito grazie ai finanziamenti della Repubblica popolare cinese e affittato per l'occasione, equipaggiato di tendoni e sala stampa in pochissimo tempo. Ma la manifestazione di aperura del settimo Forum mondiale "Le lotte dei popoli, le alternative dei popoli" ci fa ricredere: dallo slum di Kibera, la piú grande bidonville di Nairobi, uomini e donne keniane, piccole e grandi associazioni, chiese di ogni tipo, fanno sentire noi bianchi una minoranza, migliaia di persone quasi tutte black fiere di esserci e di contare.

Another Africa is possible è lo slogan piú ripetuto il primo giorno dal palco dove si alternano i saluti delle diverse delegazioni. Deve essere chiaro il concetto per tutti i partecipanti del forum: senza l'Africa non si va da nessuna parte. La città, soprattutto le bidonvilles, sono invitate dal social forum africano a partecipare ai lavori, tra le centinaia e centinaia di associazioni provenienti da tutto il mondo che pigramente sono arrivate a Nairobi nei giorni precedenti all'inizio dei lavori.

Al Forum paghiamo tutti, per cui non sono state soddisfatte le proteste che diverse organizzazioni di base di Nairobi hanno fatto fin dai giorni precedenti l'apertura del forum. Una mediazione è stata raggiunta permettendo l'ingresso giornaliero per 50 scellini, meno di un euro ma abbastanza per due viaggi sul pulmino locale, il matatu. Gli africani tutti devono versare 500 scellini, circa 5 euro, pari al reddito medio di una famiglia keniana per una settimana.

I comboniani di Korogocho, durante la messa di domenica scorsa, hanno pubblicamente dichiarato che hanno sottratto 4.000 passi invece di accontentarsi dei 1200 messi a disposizione dal comitato organizzatore per la marcia finale conclusiva. La scelta del pagamento anche per gli abitanti di Nairobi ne comporta l'esclusione: tranne per i rappresentanti delle ong locali e delle organizzazioni finanziate dai paesi del nord del mondo, sono presenti tanti venditori che forse così hanno fatto un piccolo investimento economico.

Con la marcia da Kibera, sabato 20, si è dato il via al forum, una vera e propria invasione che comunque visibile, al di là delle tavole rotonde e degli incontri che impegneranno i partecipanti in questa intensa settimana: secondo il comitato internazionale del Wsf, i delegati iscritti sono 46.000.

I problemi sono tanti e vengono fuori giorno per giorno: organizzare un social forum in Africa vuol dire anche questo, andare incontro a una rete elettrica che salta improvvisamente, a collegamenti internet lenti fino all'inverosimile, convivere con una burocrazia eccessiva per qualsiasi procedura. La questione ci ricorda che un'altra economia è possibile, ma bisogna ancora lavorarci parecchio sopra. L'enorme sforzo organizzativo è evidente, non è semplice connettersi al resto del mondo da qui, assicurare alle delegazioni alloggi e pasti, per non parlare dei trasporti. In ogni caso, conviene restare calmi ed aspettare, su questo noi europei possiamo imparare molto dagli africani. Già il fatto di essere classificati come nord impressiona: "Italy, Europe, north" permette di rendersi subito conto delle differenze: non c'è niente da fare, siamo diversi. Il colore della pelle manifesta distanze che non sono sempre evidenti. La società civile globale è fatta da tante anime, e qui a Nairobi ci sono tutte; la scommessa è questa, nell'essere insieme nonostante le distanze.

Contemporaneamente allo svolgimento dei seminari, i gruppi marciano, danzano, ballano, parlando e cantando le tante lingue del forum: si contesta la guerra e il costo troppo alto del cibo al social forum, garantito da lussuosi stand e improvvisati ristorantini somali. Siamo tanti, guardiamo e facciamo: rappresentanze da quasi tutti i paesi africani, dalla Repubblica Saharawi al Sudafrica, l'Africa occidentale, tutta l'Africa orientale, l'area centro africana con Congo, Burundi, Uganda, Nigeria. I palestinesi hanno scritto, come sempre, "Palestine" nello spazio sul passi riservato al paese di provenienza indicata sul cartellino, la loro patria possibile prima o poi. Ed ancora l'Asia con l'India, Sri Lanka, Giappone Vietman, Bangladesh; partecipa anche un'organizzazione non governativa cinese.

Le guerre in medio oriente sono constantemente ricordate nei cortei e nei dibattiti. I sudamericani, ci sono tutti. Il nord, Europa, Stati uniti, Canada e Australia, ha corpose rappresentanze, tra cui spicca proprio la delegazione italiana, probabilmente la più numerosa con seicento persone.

I mille seminari trattano tutti gli argomenti del nostro mondo, quello che qui sognamo e progettiamo. Non è semplice neanche capire dove andare per seguire un incontro, ma nel cercare la sala giusta si scopre che i nomi delle sale principali, dove si svolgono le assemblee, sono quelli delle maggiori figure africane: c'è la sala dedicata a Patrice Lumumba, Amilcar Cabral, Franz Fanon, Chris Hani, Thomas Sankara, Ruth Firth. Si percepisce chiaramente che per costruire il proprio futuro, tutte le Afriche hanno bisogno di ritrovare il proprio passato, gli uomini che hanno dato tutto, compreso la vita, per l'indipendenza e la dignità dei loro popoli. Forse questo grande Forum sociale mondiale è la richiesta di perdono che la società civile mondiale fa all'Africa, agli ultimi cinquecento anni di guerre, schiavismo e depredazioni. Nel discutere e analizzare questo terzo millennio cosi difficile già dai suoi inizi, qui a Nairobi, sono in molti pronti a condividere.

http://www.carta.org/editoriali/index.htm
 

 

 

22 Gennaio 2007

Il mancato rispetto degli accordi sulla politica sanitaria da parte dei governi africani ha prodotto 40 milioni di morti. Lo ha denunciato al Forum sociale mondiale il premio Nobel per la pace Desmond Tutu in una lettera aperta all'Au, l'organizzazione sindacale africana che aveva siglato con i governi un'intesa nel 2001 secondo la quale il 15% dei bilanci pubblici dovevano andare alla salute.

www.rainews24.rai.it

 
 
 
 
 

 
         Social Forum di Nairobi - 21 Gennaio 2007
 

21 Gennaio 2007

Un corteo lungo circa 2 chilometri sta marciando a Nairobi per le strade della più grande
baraccopoli africana, Kibera, dove vivono 800 mila persone poverissime.
Così, con una marcia che chiede la pace, il popolo del Forum Sociale Mondiale dà l'avvio alla manifestazione che durerà fino al 25 gennaio e ha in programma 1.200 iniziative, fra spettacoli, dibattiti e confronti, tutte autogestite dalle delegazioni provenienti da diverse parti del mondo. Sono attesi entro lunedì 100 mila partecipanti.

www.rainews24.rai.it

 

 
Photo
Participants hold on to a bronze statue of a pregnant teenager during the opening of 2007 World Social Forum (WSF) in the streets of Nairobi January 20, 2007. The statue's Danish sculptor, Jens Galschiot, said it was a protest against the Catholic Church's stance against contraception. Glue-sniffing street-boys, men on camels, and women balancing clay pots on their heads marched from one of Africa's biggest slums at the start of an anti-capitalist fest hosted by the continent for the first time. More than 10,000 people from around the globe descended on the massive Kibera shanty-town home for 800,000 of Kenya's poorest -- to dance, beat drums, chant and wave placards at the kick-off of the seventh annual World Social Forum. Antony Njuguna (KENYA)
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 


 

Nairobi-Un’isola in mezzo alla guerra

La prima edizione del Forum Sociale Mondiale in Africa si apre in un contesto politico pieno di contraddizioni e conflitti estremi. Il processo di costituzione del comitato organizzatore e la costruzione degli eventi hanno gia’ generato notevoli critiche soprattutto per quanto riguarda la rappresentativita dei soggetti che hanno in mano la direzione dell’evento. La figura piu’ visibile e’ Onyango Oloo, “attivista professionista” e scrittore, nato nel 1960 nella provicia della Rift Valley, ma non emerge un soggetto politico collettivo alle spalle della sigla del Kenya Social Forum.

Un altro capitolo riguarda i fondi donati dalla Cooperazione Italiana per il Comitato Organizzatore che ammonterebbero a 400.000 dollari in totale, ai quali bisogna aggiungere un altra quantita imprecisata da parte del ministero degli Affari Esteri francese. Il fatto che un evento come il Forum venga finanziato direttamente da due paesi del G8 nonche’ ex potenze coloniali, toglie ogni dubbio sul fatto che almeno quest’anno questo evento faccia fatica a porsi come un soggetto politico autonomo. E’comunque un evento inedito e fondamentale per comprendere quali siano stati gli effetti del processo di democratizzazione formale che ha investito molti paesi africani, compreso il Kenya che ha avuto le sue prime vere elezioni libere nel 2002, negli ultimi dieci anni.

Volendo poi guardare oltre queste difficolta’ iniziali e oltre le evidenti difficolta’ organizzative, e’ evidente fin da subito come questo Forum Mondiale evidenzi tutti i grandi limiti che i modelli di cooperazione e di aiuto allo sviluppo hanno creato in Africa. Il Kenia e’ un paese in cui e’ presente una importante classe media, concentrata soprattutto nella metropoli di Nairobi e dintorni, ed e’ proprio a questa classe media cresciuta nell’indotto della cooperazione e degli investimenti multinazionali che fa riferimento il concetto di societa’ civile, soggetto politico predominante nei discorsi pubblici di questa edizione del Forum.

Ma Nairobi e’ solamente il pallido ricordo delle verdi colline descritte da Karen Blixen. Due milioni e mezzo di abitanti appartenenti a decine di gruppi etinici e religiosi, di cui la meta’ che vive con all’incirca un dollaro al giorno, lottano per la quotidianita’ dentro un sistema di corruzione endemica e diffusa che nonostante gli sforzi molto pubblicizzati del governo di Mwai Kibaki in carica dal 2002 e’ percepita dalla maggioranza come il limite piu’ grande allo sviluppo economico e sociale del paese.

Ieri, mentre a pochi isolati centinaia di delegati e delegate soprattutto europei e statiunitensi facevano la coda per registrarsi pagando una quota di 80 euro a testa, a pochi isolati di distanza si svolgeva un’altra scena di un dramma che dura da 20 anni.
Obonyo Odoy uno dei portavoce del LRA/LRM, l’esercito di liberazione del Signore/movimento di liberazione del Signore, il famigerato esercito di soldati bambini di Joseph Koni, ricercato dal tribunale penale internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanita’, ha annunciato in conferenza stampa la rottura del dialogo con il governo ugandese patrocinato dal vice presidente del sud Sudan Reik Machar.

La situazione in nord Uganda e’ tesissima: l’esercito Ugandese ha spostato le sue truppe alla frontiera pronto ad entrare in sud Sudan per attaccare i ribelli che sembra siano piuttosto indeboliti. Questi, non nuovi a rappresaglie sulla popolazione civile, minacciano velatamente di attaccare i campi profughi nel nord Uganda ed allo stesso tempo chiedono insistentemente la pace e un negoziato a Nairobi e non più in Sudan.

In Kenya si aprirebbe dunque una possibilita’ per la pace. Sebbene sia difficile pensare a un negoziato con un esercito comandato da criminali di guerra, il costo della ripresa delle ostilita’ a cavallo del triplice confine di Sudan, Uganda e Kenya sarebbe infinitamente peggiore per una delle regioni piu’ martoriate del continente.

Allo stesso tempo sui giornali locali si leggono notizie di grandi mobilitazioni dell’esercito e della polizia del Kenya per chiudere la frontiera a possibli infiltrazioni delle Coorti Islamiche e di uomini di Al Quaeda. Nonostante pero’ il Kenya sia una base operativa dell’Africom, il comando africano delle forze USA, e’ palpabile una critica alla escalation degli USA nella regione, che minaccia di riattivare altri nodi del complesso equilbrio regionale che vede quattro conflitti aperti: Somalia, Tchad, nord Uganda e Darfur in regioni che come il Kenya sono abitate da un mosaico di gruppi etnici e da una percentuale di mussulmani vicina alla meta’ della popolazione.

L’epoca delle lotte di liberazione nazionale e delle grandi ideologie in Africa e’ tramontata da molto tempo. La governance capitalista si manifesta in uno stato di guerra permanente e diffusa che non impedisce pero’ lo sfruttamento intensivo delle grandi ricchezze del continente. La democrazia formale si scontra con la complessa relazione tra etnicita’ e cittadinanza dove la prima viene giocata da una elite di governanti senza scrupoli per mobilitare le grandi masse di giovani disoccupati e senza terra.

In questo scenario oggi scendono in piazza i movimenti degli slums con un corteo che partendo dalla immensa baraccopoli di Kibera arrivera’ fino a Uhuru Park, nel centro commerciale della citta’ dove si svolgera’ l’evento di inaugurazione del Forum. La manifestazione e’ indetta contro la guerra e per affermare la pace come necessita’ per sconfiggere la miseria e l’esclusione sociale. Questo evento sara’ una prima misura dello stato di salute della democrazia keniota e della possibilita’ per la societa’ civile delle ONG di uscire dall’empireo della auto rappresentativita’ verso i terreni accidentati della democrazia presa in mano da quelli che in un’epoca passata Franz Fanon chiamava con rabbia e passione “i dannati della terra”.
La cronaca e le prime impressioni con Vittorio Sergi, Associazione Ya Basta.
-  [ audio ]

http://www.globalproject.info/art-10633.html

 


 
20-25 gennaio: Diamo voce all'Africa
Nei giorni in cui si svolge a Nairobi in Africa il 7° Forum Sociale Mondiale, la Tavola della Pace e numerose associazioni promuovono l'appello "Diamo voce all'Africa" per chiedere a tutti i media di informare sul Forum mondiale e sulla realtà poliedrica del continente.
 
 
Aderisci all´appello “Una settimana per l´Africa. Una settimana per noi.” 20 - 25 gennaio 2007.

Cari Amici,

a conclusione dell´incontro che si è tenuto lo scorso 14 dicembre presso la Federazione Nazionale della Stampa intitolato "Diamo voce all´Africa” Vi invitiamo ad aderire all´appello “Settimana per l´Africa e gli africani” in programma dal 20 al 25 gennaio 2007.

Con questo appello chiediamo ai responsabili dell´informazione di dare voce all´Africa e agli africani, di illuminare il Forum Sociale Mondiale di Nairobi che si svolgerà negli stessi giorni e, più in generale, la realtà poliedrica di questo immenso continente, le sue risorse culturali, naturali ed economiche, le dimensioni reali delle sfide che devono essere affrontate.

L´appello, infatti, che Le alleghiamo è rivolto a tutti i responsabili dell´informazione e della comunicazione, pubblici, privati e indipendenti, per fare in modo che durante l´intera settimana si dia voce all´Africa e agli africani.

Chiediamo di dare voce agli africani e alle africane che sono impegnati con creatività e coraggio a risolvere i tanti problemi aperti e di riflettere sulle soluzioni possibili mettendo a confronto i responsabili, i politici, la società civile, chi sta facendo qualcosa di buono e chi sta comodamente seduto sui problemi fingendo di non saperlo. Così facendo non parleremo solo degli altri ma anche di noi.

L´iniziativa è promossa dalla Tavola della pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Articolo 21, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Federazione Internazionale dei Giornalisti, UsigRai, Redattore Sociale, Misna, Missione Oggi, Mosaico di Pace, Nigrizia, IPS, Rivista Solidarietà Internazionale, Premio Claudio Accardi.

Certi della Sua personale sensibilità e attenzione, Vi invitiamo a sottoscrivere l´appello inviando una mail a nairobi@perlapace.it o un fax al numero 075/5739337 e diffonderlo tramite i vostri canali.

Con i più cordiali saluti.

Flavio Lotti e Grazia Bellini
Coordinatori nazionali

Tavola della pace

Perugia, 18 dicembre 2006

“Diamo voce all´Africa”


20 - 25 gennaio 2007
Una settimana per l´Africa.


Una settimana per noi.


Appello


Invitiamo tutti i mezzi d´informazione pubblici, privati e indipendenti ad aderire alla Settimana per l´Africa e gli africani in programma dal 20 al 25 gennaio 2007.

Negli stessi giorni si svolgerà a Nairobi in Africa il 7° Forum Sociale Mondiale: un grande incontro della società civile mondiale che si sta impegnando a promuovere la globalizzazione della giustizia, dei diritti umani, della solidarietà e della democrazia.

Il Forum di Nairobi è una grande occasione per dare voce all´Africa, alla gente che la abita e alla sua sete di giustizia. Una grande occasione per gli africani, per la società civile mondiale, per noi e per tutti coloro che, consapevoli delle grandi sfide aperte, non vogliono restare a guardare. Una grande occasione da non perdere.

Per questo invitiamo tutti i responsabili dell´informazione e della comunicazione, pubblici, privati e indipendenti, a fare in modo che durante l´intera settimana si dia voce all´Africa e agli africani (inclusi quelli che stanno già tra di noi).

Chiediamo di definire spazi, trasmissioni, speciali, interventi nei programmi in palinsesto capaci di illuminare non solo l´avvenimento di Nairobi ma la realtà poliedrica di questo immenso continente, le sue risorse culturali, naturali ed economiche, le dimensioni reali delle sfide che devono essere affrontate.

Chiediamo di dare voce agli africani e alle africane che sono impegnati con creatività e coraggio a risolvere i tanti problemi aperti e di riflettere sulle soluzioni possibili mettendo a confronto i responsabili, i politici, la società civile, chi sta facendo qualcosa di buono e chi sta comodamente seduto sui problemi fingendo di non saperlo.

Un compito speciale spetta alla Rai che sta per aprire una sede di corrispondenza della Rai a Nairobi e che, come previsto dal nuovo contratto di servizio appena sottoscritto, sempre più deve aiutare i cittadini a vivere pacificamente nel mondo di cui siamo parte.

20-25 gennaio 2007. Una settimana per l´Africa. Una settimana per noi. Una settimana per conoscere e riflettere meglio sul nostro futuro comune e sulle scelte che ci possono aiutare ad affrontare le grandi crisi del nostro tempo.

Una settimana per conoscere altri popoli e altre culture, altre persone e altre civiltà che contribuiranno alla nostra crescita umana, culturale e politica.

Tavola della pace, Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la Pace e i Diritti Umani, Articolo 21, Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Federazione Internazionale dei Giornalisti, UsigRai, Redattore Sociale, Misna, Missione Oggi, Mosaico di Pace, Nigrizia, IPS, Rivista Solidarietà Internazionale, Premio Claudio Accardi, Associazione per la Pace, Francescani del Sacro Convento di Assisi, CGIL, CISL, ARCI, ACLI, Pax Christi, Emmaus Italia, AGESCI, CIPSI, Lega per i Diritti e la Liberazione dei Popoli, Centro per la pace Forlì/Cesena, Sdebitarsi, FIVOL-Fondazione Italiana Volontariato, ICS, Banca Etica, Legambiente, Peacelink, Manitese, Focsiv, Cnca, Movimento Federalista Europeo, Beati i Costruttori di pace.

(adesioni aggiornate al 17 dicembre 2006)

http://www.tavoladellapace.it/newsa.asp?codice=481

 


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22 gennaio 2006 - Anna Schiavoni
22 gennaio 2006 - Anna Pizzo
22 gennaio 2006 - Raffaella Chiodo (Infosdebitarsi)
22 gennaio 2006 - Pierluigi Sullo
22 gennaio 2006 - Anna Pizzo  

21 gennaio 2006

A fari spenti

Pierluigi Sullo

Ci porremo qui, al terzo giorno di Forum sociale mondiale a Bamako, Mali, Africa subsahariana, serbatoio di migranti e contenitore di povertà, una domanda antica ma molto, molto attuale: perché diavolo i media italiani se ne fottono (scusate la parola)? Se uno è un giornalista per professione dovrebbe aver piacere di raccontare storie, magari soffrendo perché si tratta di storie drammatiche, di umanità violate, ma insomma, se uno legge i reportage di Ettore Mo, sul Corriere della Sera, capisce cosa può voler dire fare con dignità questo mestiere. Non fosse che per questo, Bamako dovrebbe pullulare di inviati dei media italiani, giornali e tv, perché qui sono concentrate in pochi giorni e in un unico spazio le storie e le persone che ogni giornalista dovrebbe andare cercando.

Uso un argomento basico, che riguarda proprio il mestiere, ed evito discorsi complicati, cui i "colleghi" reagiscono sbuffando e scrollando le spalle. Che so: il fatto che le democrazie europee, tanto fiere di sé e dei Lumi che hanno regalato al mondo, "sono in pericolo", come ha detto sabato Aminata Traoré in un bel seminario sugli espulsi da Ceuta e Melilla, perché quel che accade alle frontiere europee, e il razzismo che le politiche europee mettono in pratica, sono un danno non solo per i migranti respinti, umiliati, usati come bersaglio di fucili e pistole, ma per "noi", che subiamo il contraccolpo di questo clima intollerante. Ma chi se ne frega? Se uno é un giornalista, viene qui e ha la preziosa e unica occasione di farsi raccontare nel dettaglio, passo dopo passo, quel che un ambulante di Bamako, dopo aver raccolto denaro per anni con l'aiuto di tutta la famiglia (e le famiglie sono molto grandi, in Africa), ha fatto per cercare di venire in Europa. Qualunque cronista appena diligente rischia di sembrare Joseph Conrad, a raccontare queste storie di uomini migranti, i loro sentimenti, la violenza che li aspetta, il loro ritorno (lo faremo noi sul prossimo settimanale di Carta, dedicato guarda un po' a Bamako). Invece niente. Qui ci siamo noi "cartacei" (espressione che racchiude non solo i redattori, ma i nostri molti amici che sono qui per molte ragioni e che sono dotati della virtù deklla scrittura, che non é un privilegio dei giornalisti), c'è un compagno del manifesto e ce n'è un altro di Liberazione.

Stop. Non dico il Corriere della Sera o la Repubblica, ma nemmeno l'Unità, ha trovato utile spendere qualche soldo per mandare un inviato quaggiù. Eppure, circolano gli inviati di Liberation e di Le Monde, per esempio. Dice: ma quelli sono colonialisti francesi. Forse. Ma non é che l'opposto di colonialista é indifferente, non é vero? Per questo non siamo tanto ottimisti sul dopo elezioni, dovesse vincere, come tutti speriamo, l'Unione. Perché i riflessi condizionati di una politica miserabile, incapace di guardare appena oltre, irresponsabilmente (cito ancora Aminata) capace di scaricare sui paesi del sud quel che i governi del nord non sanno risolvere, ossia l'enorme precarietà della vita e del lavoro al cui interno si colloca, se sappiamo guardare al mondo e non solo all'Unipol e a Palazzo Chigi, anche la grande questione delle migrazioni. Bene. Modestamente, possiedo la tessera di professionista dell'Ordine dei giornalisti dal 1976, e spesso mi viene voglia di fare come quei tali ragazzi che negli anni sessanta bruciavano pubblicamente le cartoline precetto che li volevano spedire in Vietnam. Non fosse una parola abusata, si dovrebbe dire: vergognatevi.

http://www.carta.org/editoriali/index.htm
 
 
21 gennaio 2006 - Raffaele K. Salinari
21 gennaio 2006 - Anna Schiavoni
21 gennaio 2006 - Anna Pizzo
21 gennaio 2006 - Alberto Zoratti
21 gennaio 2006 - Pierluigi Sullo
21 gennaio 2006 

 
 
21 gennaio 2006 - Anna Pizzo
21 gennaio 2006 - Anna Pizzo
21 gennaio 2006 - Raffaella Chiodo (Infosdebitarsi)
21 gennaio 2006 - Raffaele K. Salinari
21 gennaio 2006 - Anna Pizzo
20 gennaio 2006 - Alberto Zoratti  
 

20 gennaio 2006

La scoperta dell'Africa

Anna Pizzo

Tamburi, danze, maschere, trampolieri, camelli cavalcati da tuareg. Una scenografia bella e contenuta, come sono i maliani, che di carattere paiono gentili e anche allegri, ma di quella gentilezza che non diventa mai invadenza e di quella allegria che non deborda mai. Si è conclusa così, nello stadio di Bamako, la marcia per la giustizia che ha aperto il Forum sociale mondiale policentrico del Mali. E proprio come in uno stadio, venditori di pop corn e di banane, di succhi coloratissimi e poco altro. Spalti affollati e multicolori come gli abiti bellissimi delle donne (ma anche degli uomini) e movimentati dalla euforia da evento del tutto inedito per i tanti, tantissimi bambini che in questa città la fanno da padroni. Vengono coccolati dalle mamme che li allattano di continuo e godono dell'enorme privilegio di essere "scarrozzati" sulla schiena come fagotti docili e compiaciuti. I più grandini, sciamano ovunque, guardandoti con quegli occhi a fanale sul ciglio della strada, mentre il corteo passa, o precedendolo in piccole bande, o affacciandosi dalle finestrelle basse delle basse casupole di terra dove abitano. C'è miseria, in questo paese, come noi occidentali non riusciamo neppure a immaginare, e ci stupisce perfino che si possa essere così sereni essendo così poveri.

Di sicuro noi occidentali stiamo assistendo a un piccolo fatto storico: la nascita di un'Africa che esce dalla sua icona di desolazione e ride e parla e si diverte. E facendolo muta se stessa e muta la percezione che il mondo ha di lei. Al momento è questa la sensazione più forte che si ricava, con i piedi che bollono dopo una chilometrica manifestazione che si conclude, finalmente, davanti a una montagna sulla quale è stato posto un grande striscione con l'annuncio del forum. "Solo" uno striscione, una coreografia assai semplice, addirittura scarna, se paragonata a quella fantasmagorica di Porto Alegre. Ma un gran bello striscione che parla di orgoglio e di dignità. Chi come me non conosce l'Africa non puo' capire quasi nulla di un continente del quale si legge poco e si narra ancora meno. Che "gode" di scarne informazioni e per lo più legate a disastri più o meno endemici: fame, Aids, calamità... Chi, come me, non conosce l'Africa, deve imparare ad apprezzarne gli odori, i colori, il clima, i mercatini brulicanti in cui c'è poco da vendere e nulla da comprare. Chi come me non conosce l'Africa ha, al momento, un unico desiderio: tornarci. Per questo oggi, molto più di qualche settimana fa, mi convinco che l'anno prossimo, quando il Forum sociale da policentrico tornerà a essere mondiale, andrò a Nairobi, in Kenia, dove non sono mai voluta andare, nonostante convenienti "pacchetti" turistici che promettevano fantasmagorici "safari fotografici". Ecco, è arrivato il momento di andare in Africa, perché finalmente qualcuno l'ha "scoperta": sono stati gli africani.

 http://www.carta.org/editoriali/index.htm


 

 

Foto: Maila Iacovelli

http://www.carta.org/cantieri/forum2006/foto.htm

20 gennaio 2006 - Anna Pizzo
20 gennaio 2006 - Anna Pizzo
20 gennaio 2006 - Raffaele K. Salinari
20 gennaio 2006 - Anna Pizzo
20 gennaio 2006 - Anna Pizzo  

http://ww2.carta.org/notizieinmovimento/


Africa: forum sociale, società civile in Mali

mercoledì, 18 gennaio, 2006

Aminata Traorè
Aminata Traorè
Tornano i riflettori sull’Africa con il Forum Sociale Mondiale che si tiene dal 19 al 23 gennaio a Bamako in Mali. Con il prologo sul 50° anniversario della costituzione del fronte di Bandung, si apre ufficialmente il capitolo africano del VI Forum sociale mondiale. Sul sito dell’appuntamento ci sono in programma seminari e approfondimenti su vari temi tra cui guerra e militarismo, debito e commercio globale. “Questo forum non vuole direzionare ma ascoltare le esperienze” ha detto Aliou Traoré, un insegnante che lavora a Bamako e coinvolta nell’organizzazione. Ma Aminata Touré, presidente della coalizione “Debito e sviluppo” è convinta che è gia un risultato che le potenze occidentali abbiamo dovuto rivedere la loro posizione su debito estero e cotone. La figura emblema del paese è Aminata Traorè, ex ministro della cultura del Mali, definita “la più grande voce africana contro la globalizzazione” e oggi membro del comitato organizzatore del Forum. "L'obiettivo del Forum è quello di rileggere e ridisegnare l’Africa per sottrarla al discorso pietistico, bugiardo e demotivante di chi detiene l’egemonia delle idee, come della finanza e dei politici africani, che ne sono l’eco" ha detto la Traorè.

Il Mali è il primo paese ad accogliere un Forum Sociale Mondiale ed è uno tra i paesi più poveri al mondo. Nel 1992 si sono svolte le prime elezioni democratiche della sua storia, dopo un colpo di stato che ha messo fine alla dittatura di Moussa Traoré. Sebbene non esista una divisione tra destra e sinistra, la politica del presidente Amadou Toumani Touré è di impronta liberista.
Con lui, lo “scolaro modello” del Fondo monetario internazionale sta attuando una serie di privatizzazioni che destano le proteste della società civile, come nel 2003 quelle delle ferrovie. Prossimo passo gli aereoporti e la Compagnia nazionale del cotone, una mossa tipica delle politiche neoliberiste che rischia di gravare molto su una popolazione essenzialmente rurale e giovane.

Il neoliberismo viene visto come causa della maggior parte dei mali dell’Africa anche da Ayesha Kajee dell’Istituto sudafricano per gli affari internazionali. ”È un facile capro espiatorio, ma dovremmo riconoscere le responsabilità dei nostri leader”, ha detto Kajee all’IPS. “È ingiusto o impreciso accusare il neoliberismo di tutti i problemi dell’Africa, nonostante abbia un peso su alcuni di essi. Dobbiamo guardare oltre l’agenda neoliberista”. ”Bisogna considerare situazioni in cui la costituzione viene manipolata da un governo che vuole un terzo mandato, come in Uganda”. Forse, ha suggerito Kajee, a Bamako la società civile farebbe bene a mettere se stessa sotto il microscopio. “Abbiamo avuto società civili molto attive (in Africa) negli ultimi dieci anni, ma non hanno garantito informazioni sufficienti per rafforzare le popolazioni locali. Il potere dell’informazione è carente in Africa – è in questo che le società civili hanno fallito”, ha osservato Kajee, aggiungendo che gli attivisti asiatici avrebbero qualcosa da insegnare all’Africa, al riguardo. ”Una simile conferenza richiede la presenza di amici dell’Africa dall’Europa e dal Nord America”, ha detto all’IPS Sam Ndlovu, ricercatore presso l’Università del Sud Africa. “Senza il loro aiuto, le loro pressioni e le loro campagne, l’Africa – da sola — otterrà ben poco”.

E il 21 gennaio alla CRES/Cité Universitaire Badalagoubou di Bamako, Mali, si terrà il seminario ‘Stop al traffico di minori! La prospettiva dell’Africa occidentale’ promosso da Terre des hommes. Il seminario intende dare la possibilità ai professionisti del campo di confrontarsi sui metodi più adatti per prevenire le cause del traffico di minori e di identificare e proteggere i bambini a rischio. “ La principale ragione per cui i bambini (e spesso anche gli adulti) appartenenti ad alcune comunità siano colpiti dal fenomeno del traffico di esseri umani è fondamentalmente la mancanza di alternative valide per guadagnare abbastanza da vivere per sé e le loro famiglie” presisa Raffaele Salinari presidente di Terre des Hommes. “In Africa i flussi del traffico di esseri umani sono complessi e cambiano in continuazione. A questa complessità si aggiunge il fatto che in alcune regioni dove le frontiere aperte favoriscono i liberi scambi commerciali, anche quando il movimento transfrontaliero di bambini è evidente, a volte è davvero difficile distinguere tra attività illegali/criminali e la legittima emigrazione di famiglie tra uno stato e l’altro”. Secondo Salinari risvegliare la consapevolezza del pubblico e approfondire la conoscenza del fenomeno è uno dei mezzi più importanti per combattere il traffico di minori.[AT]

Altre fonti: World Social Forum - Mali

Approfondimento: Dossier Grandi Laghi, Dossier World Social Forum

 
MOVIMENTI|
Forum mondiale summit in Africa

Da oggi vertice nel Mali, la prossima settimana la discussione si sposta in Venezuela. I movimenti alla ricerca di politiche concrete per rafforzare il fronte altermondista nella geopolitica planetaria
Al via oggi a Bamako, nel Mali, gli appuntamenti del Forum sociale mondiale. Quest'anno l'agenda è ricca di novità: l'assemblea si riunirà in tre diverse città, per dare voce a tutti i popoli del mondo: dal 19 al 23 gennaio a Bamako, nel Mali e dal 24 al 29 a Caracas, in Venezuela. Il terzo vertice sarà in Pakistan, a Karachi, ma la data non è stata ancora definita.

L’appuntamento in Mali sarà utile per ricordare, ancora una volta, che l'Africa sta morendo, e che circa il 60% della popolazione dell'Africa sub-sahariana vive sotto la soglia della miseria. La discussione si sposterà poi in Venezuela, per toccare con mano i segni della rivoluzione bolivariana e per discutere questioni sociali di estrema importanza nel continente sudamericano che è ultimamente piattaforma di riforme epocali, dall'elezione di Evo Morales in Bolivia, alla recente vittoria di Mar de la Plata.

Il Forum mondiale del 2006 segna un momento importante per il movimento. Si dovrà andare alla ricerca di una nuova formula dopo le discussioni e le fratture che si sono verificate lo scorso anno. Una parte consistente dei partecipanti al forum 2005, infatti, chiedono meno parole e più fatti. Lo scontento di chi ne aveva abbastanza di dibattiti e arringhe prive di proposte concrete ha dato il via alla ricerca di nuove soluzioni realmente in grado di rafforzare il fronte altermondialista. In agenda ci sarà sicuramente la costruzione di un effettivo internazionalismo dei popoli del Nord e del Sud, lavorando sulla costruzione di un diritto internazionale efficace soprattutto sul tema del lavoro.

19 gennaio 2006

http://www.lanuovaecologia.it/iniziative/movimenti/5258.php


Il forum mondiale finalmente in Africa: "Abbiamo un nemico comune, il capitale"
"Il debito, ovvero un’arma di distruzione di massa", "l’economia locale è il miglior rimedio alla povertà".
Gli striscioni sugli edifici dai colori pastello di Avenue de la Liberté, in pieno centro cittadino, ricordano alla distratta popolazione di Bamako, capitale del Mali, che temi cruciali per il destino del continente africano stanno per essere affrontati nella loro polverosa ed indolente città. Prende il via oggi il Forum Sociale Mondiale Policentrico (Fsm) che per la prima volta si tiene in una capitale africana. Un forum sociale atipico. Un forum essenzialmente africano in cui saranno affrontati temi di cui la società civile del continente è impaziente di discutere.
Il caos del piccolo edificio a due piani nel moderno quartiere Aci 2000, in cui ci si reca per iscriversi a partecipare, mostra le difficoltà che gli organizzatori si sono trovano a fronteggiare, "nella più africana delle città africane", in cui si aggira un milione di abitanti, che uno sviluppo urbanistico rapido, ha in pochi anni spinto verso l’insalubre sponda sud nel fiume Niger.
Il caos di vecchie auto, venditori ambulanti e polvere, mitigato da grandi arterie urbane interrotte da ampi piazzali con moderni e poco attraenti monumenti, è decisamente più sopportabile che in altre capitali africane. La differenza sembra farla l’attitudine serafica dei maliani, che alla guida di veicoli lenti e scassati, addirittura rallentano e si fermano a